homepage organi commissioni albo normativa documenti ufficiali formazione eventi modulistica link utili contatti
Circolari dell'Ordine
Convenzioni
Agenzia delle Entrate
SERIT SICILIA SPA PALERMO
Regolamenti
Regolamenti dell'Ordine
Parcelle
Albo ed Elenco Speciale
Modulistica
Tirocinio
Modulisica
Normative Tirocinio
Revisori Legali
Normativa e modulistica
OCC DI ENNA
Documenti
INPS
Protocollo d'Intesa
Privacy policy
Privacy policy
convenzione metaping sconto 25%
rassegna stampa novità fiscali scadenze fiscali
Decreto Rilancio convertito nella legge n. 77/2020 recante ‘Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza da Covid-19’
Venerdì, 18 Settembre , 2020
PREMESSA

Con il decreto Rilancio, convertito nella legge n. 77 del 17 luglio 2020, sono state introdotte misure a favore delle imprese, dei lavoratori autonomi e, in generale, dei cittadini per fronteggiare la crisi di liquidità determinatasi come conseguenza della serrata da Covid-19 e per ristorare coloro che svolgono attività economiche e/o professionali per le spese di sanificazione sostenute per contrastare l’emergenza epidemiologica. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E del 20 agosto 2020, fornisce risposta a diversi quesiti relativi alle misure previste dal decreto. Al fine di facilitare la lettura del documento, i quesiti trattati sono suddivisi per aree tematiche omogenee sulla base del contenuto che caratterizza le singole previsioni fiscali presenti nel decreto. Il documento, inoltre, riepiloga le circolari finora emanate in materie affini alla presente.


1. SOSTEGNO ALLE IMPRESE E ALL’ECONOMIA
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VERSAMENTO DELL’IRAP (art. 24)

A seguito dall’emergenza da Coronavirus le imprese con volume di ricavi non superiori a 250 milioni di euro e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi non sono tenuti al versamento del saldo Irap relativo al periodo d’imposta 2019. Resta fermo, invece, per il 2019 il versamento dell’acconto. Non è dovuto, inoltre, il versamento della prima rata, pari al 40%, dell’acconto Irap dovuto per il periodo d’imposta 2020. L’importo corrispondente alla prima rata dell’acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per il 2020. Tale disposizione non trova applicazione per:

• Imprese di assicurazione, Amministrazioni ed enti pubblici; • Banche e altri intermediari finanziari; • Soggetti con volume di ricavi o compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge. Ambito applicativo dell’art. 24 con riferimento agli enti non commerciali

Le disposizioni dell’art. 24 non prevedono, nel novero dei soggetti esclusi dal beneficio, gli enti privati non commerciali. Pertanto, la disciplina contenuta nell’articolo citato trova applicazione anche in relazione agli enti privati non commerciali, sia nell’ipotesi in cui gli stessi svolgano, oltre all’attività istituzionale non commerciale, anche un’attività commerciale, sia nell’ipotesi in cui detti enti non svolgano alcuna attività commerciale.
Nella prima ipotesi, con riferimento all’attività commerciale esercitata – e, di conseguenza, all’Irap determinata con il metodo ‘commerciale’ – l’ente non commerciale può usufruire dell’esonero dal versamento del saldo dell’Irap relativo al periodo d’imposta 2019 e della prima rata di acconto dovuto per la medesima imposta in relazione al periodo d’imposta 2020, al verificarsi delle condizioni previste dall’art 24 per i soggetti esercitanti attività d’impresa. Tali disposizioni trovano, altresì, applicazione con riferimento all’Irap determinata dall’ente non commerciale – relativamente all’attività non commerciale svolta in via esclusiva o prevalente – con il metodo ‘retributivo’. In tal caso, relativamente all’attività non commerciale svolta, non troveranno applicazione i parametri relativi ai ricavi e compensi conseguiti, considerato che l’applicazione di detti parametri presuppone lo svolgimento di un’attività d’impresa o l’esercizio di arti e professioni.
Le previsioni di esonero dal versamento previste dall’art. 24 non si applicano, invece, sugli enti non commerciali pubblici.

Rapporto tra i limiti di applicazione del beneficio previsti dal Temporary Framework COVID-19 e quelli previsti dalla disciplina ‘de minimis’

Le disposizioni introdotte dall’art. 24 trovano applicazione ‘nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19 e successive modifiche’.
E’ bene ricordare che l’art. 24 prevede l’esclusione dal versamento del saldo Irap relativo al periodo d’imposta 2019 e della prima rata dell’acconto dovuto per il periodo d’imposta 2020. Pertanto, la verifica delle condizioni e dei limiti entro i quali il beneficio di cui all’art. 24 del decreto configura un aiuto di Stato compatibile con la disciplina Ue, va operata con esclusivo riferimento al Framework temporaneo comunitario sugli aiuti di Stato, e quindi anche con riferimento agli importi massimi ivi indicati.
Le misure di aiuto applicate sulla base del Framework temporaneo possono essere cumulate con gli aiuti previsti dai Regolamenti ‘de minimis’, a condizione che siano rispettate le disposizioni e le norme relative al cumulo previste da tali regolamenti. Di conseguenza, anche il beneficio di cui all’art. 24 del decreto può essere cumulato con gli aiuti previsti dai Regolamenti Ue relativo agli aiuti ‘de minimis’ sempre nel rispetto delle norme relative al cumulo previste da tali regolamenti.

Determinazione degli acconti IRAP per il periodo d’imposta 2020

Il versamento in acconto dell’IRAP va effettuato secondo le stesse regole previste per le imposte sui redditi. Pertanto, l’acconto relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 è dovuto:  Per le persone fisiche e le società o associazioni di cui all’art. 5 del Tuir, nella misura pari al 100% dell’importo indicato nel rigo IR21, sempreché tale importo sia superiore a 51,65 euro;  Per gli altri soggetti diversi da quelli di cui al punto precedente, nella misura pari al 100% dell’importo indicato nel rigo IR21, sempreché tale importo sia superiore a 20,66 euro.

Ne deriva che, ai fini della determinazione dell’acconto IRAP dovuto per il periodo d’imposta 2020 secondo il metodo ‘storico’, deve essere preso a riferimento l’importo indicato nel rigo IR21 del modello di dichiarazione 2020 relativo al periodo d’imposta 2019, a prescindere dalla circostanza che il saldo dovuto per tale ultimo periodo non debba essere versato.

Utilizzo dell’eccedenza IRAP risultante dalla precedente dichiarazione (mod. IRAP 2019)

L’art. 24 ha disposto l’esonero dal versamento del saldo IRAP relativo al periodo d’imposta 2019. Saldo che, tuttavia, deve essere determinato al lordo dell’eccedenza IRAP risultante dalla precedente dichiarazione (mod. IRAP 2019), non ancora utilizzata in compensazione ‘esterna’ e/o ‘interna’, in quanto l’eventuale utilizzo di tale eccedenza a riduzione del saldo si tradurrebbe, di fatto, in un versamento dello stesso. A sostegno di ciò si dispone che un eventuale utilizzo dell’eccedenza 2018 a scomputo dell’IRAP 2019 determinerebbe una disparità di trattamento tra i contribuenti che hanno già utilizzato l’eccedenza IRAP 2018 e quelli che, invece, non l’hanno ancora utilizzata.
L’eccedenza IRAP 2018 non utilizzata a riduzione del saldo IRAP 2019 può essere, pertanto, recuperata con la dichiarazione IRAP 2020 ed essere utilizzata secondo le consuete modalità previste per le eccedenze d’imposta. A tal fine, la sezione II del quadro IR va compilata riportando nel rigo IR28 la quota dell’eccedenza IRAP 2018 utilizzata in tale sezione a riduzione del saldo IRAP 2019, il cui versamento non è dovuto.
Resta fermo che l’eccedenza IRAP 2018 sarà, invece, utilizzabile a riduzione dell’eventuale quota del saldo IRAP 2019 che dovesse eccedere il limite previsto dal Framework temporaneo comunitario sugli aiuti di Stato. La Commissione Europea ha autorizzato la misura agevolativa in commento ritenendola compatibile con il mercato interno. I contribuenti che fruiscono dell’esonero dal versamento del saldo IRAP 2019 sono tenuti a compilare nel modello IRAP 2020 la sezione XVIII del quadro IS, avendo cura di indicare, tra l’altro, l’importo del saldo IRAP relativo all’anno 2019 non versato per effetto dell’art 24 del decreto Rilancio.


CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO (art. 25)

Scopo del contributo a fondo perduto, previsto dall’art. 25 del decreto, è quello di compensare, almeno in parte, i gravi effetti economici e finanziari che hanno subito varie categorie di operatori economici a seguito del Covid-19. Con la presente circolare l’Agenzia delle Entrate fornisce nuovi chiarimenti in merito che fanno seguito a quelli arrivati con le circolari n. 15/E/2020 e n. 22/E/2020.

Ambito soggettivo di applicazione. Imprenditore agricolo e coadiuvanti

Come precisa l’art. 25 del decreto, il contributo a fondo perduto spetta esclusivamente all’impresa agricola e, pertanto, non è riconosciuto anche ai coadiuvanti dell’imprenditore.

Consorzi tra imprese

I consorzi tra imprese non possono fruire del contributo a fondo perduto in considerazione della loro natura, in quanto si limitano ad operare il ribaltamento dei costi/proventi percepiti alle imprese che ne fanno parte. Diversamente, i consorzi che svolgono una propria attività autonoma rispetto alle consorziate e che assumono rappresentanza esterna possono comunque fruire del contributo a fondo perduto Covid-19 in relazione alle attività ammesse al contributo stesso. Al riguardo, i due requisiti previsti in relazione sia alle modalità di determinazione della soglia massima di ricavi o compensi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato, andranno determinati in relazione all’ammontare dei ricavi e del fatturato direttamente riferibili esclusivamente all’attività autonoma posta in essere dal consorzio.
Il soggetto che ha percepito il contributo non spettante non andrà incontro alle sanzioni se presenta una rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente. Parimenti le sanzioni non saranno dovute quando la violazione del contribuente sia dovuta da obiettive condizioni di incertezza sull’ambito di applicazione della norma. Ciò si verifica quando il contribuente che ha già fruito del contributo, a seguito della pubblicazione dei chiarimenti, riconosca di aver assunto un comportamento non coerente con questi ultimi.

CREDITO D’IMPOSTA PER I CANONI DI LOCAZIONE DEGLI IMMOBILI A USO NON ABITATIVO E AFFITTO D’AZIENDA (art. 28)

Per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione l’art. 28 del decreto ha previsto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione degli immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento delle attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, turistica o all’esercizio di attività professionale e di lavoro autonomo. Il credito spetta ai soggetti con ricavi e compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente.
Il decreto Agosto, modificando le disposizioni del presente decreto (Rilancio), ha stabilito che:  Il credito d’imposta spetta, indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente, oltre che alle strutture alberghiere e agrituristiche, alle agenzie di viaggio e ai tour operator, anche alle strutture termali;  Il credito d’imposta è commisurato all’importo versato a titolo di canone di locazione nel periodo d’imposta 2020, con riferimento ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno e, per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale, con riferimento ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. Studi medici con attività intramoenia senza partita Iva

L’attività intramoenia esercitata presso gli studi professionali privati, nel rispetto della normativa sanitaria e dei regolamenti aziendali, rientrando tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, non può beneficiare del credito d’imposta previsto dall’art. 28 del decreto il quale non contempla tale tipologia di attività.

Bed and Breakfast svolto in via imprenditoriale

Il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo è riconosciuto indipendentemente dalla categoria catastale per attività di tipo industriale, commerciale, artigianale, agricola e di interesse turistico. Ne consegue che tale beneficio, nato con lo scopo di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, spetta anche nell’ipotesi di immobili che, sebbene accatastati come abitativi, siano utilizzati per lo svolgimento di attività commerciali. Dunque, il credito d’imposta è riconosciuto anche quando l’immobile locato ad uso abitativo sia strumentale all’attività di Bed and Breakfast svolta in via imprenditoriale.


2. ALTRE MISURE URGENTI IN MATERIA DI LAVORO E POLITICHE SOCIALI
NUOVE INDENNITÀ PREVISTE PER I LAVORATORI DANNEGGIATI DALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 (art. 84)

L’art. 84 del decreto riconosce una indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1.000 euro a favore dei liberi professionisti titolari di partita Iva danneggiati dall’emergenza sanitaria da Coronavirus. L’indennità spetta a condizione che i professionisti: siano iscritti alla Gestione separata; non siano titolari di pensione o iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie; abbiano subìto una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019.
Per determinare il reddito e, di conseguenza, la sua riduzione lo stesso deve essere individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento.

Determinazione della variazione del reddito nel secondo bimestre 2020 per i soggetti in regime forfetario

In merito alle modalità di determinazione della riduzione del reddito di almeno il 33% subìta dai liberi professionisti titolari di partita Iva, l’art. 84 del decreto stabilisce i criteri per la determinazione del reddito effettivo individuato come differenza tra i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività. Pertanto, la misurazione dello scostamento del reddito e l’attribuzione della nuova indennità prescinde dal regime contabile adottato dal professionista, sia esso regime ordinario o forfetario. Quest’ultimo rileva solo ai fini della determinazione dell’imposta dovuta dal professionista e delle semplificazioni contabili previste anche ai fini delle imposte dirette.

3. MISURE FISCALI

Il decreto ha introdotto una serie di misure fiscali oggetto di chiarimenti interpretativi in documenti di prassi del 2020. Questa circolare fornisce nuove precisazioni alla luce dei quesiti pervenuti.
TRASFORMAZIONE DELLE DETRAZIONI FISCALI IN SCONTO SUL CORRISPETTIVO DOVUTO E IN CREDITO D’IMPOSTA CEDIBILE (art. 121)
L’Agenzia delle Entrate ha dedicato la circolare n. 24/E/2020 alle disposizioni dell’art. 121 del decreto Rilancio. La presente circolare fornisce nuovi chiarimenti in merito.
Possibilità di compensazione del debito da ‘rottamazione-ter’

La circolare chiarisce che il debito da ‘rottamazione-ter’ non può essere compensato con il credito d’imposta derivante dalle spese sostenute per gli interventi di efficientamento energetico come l’installazione di impianti fotovoltaici e pompe di calore.

CREDITO DI IMPOSTA PER LE SPESE DI SANIFICAZIONE DEGLI AMBIENTI DI LAVORO E L’ACQUISTO DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE (art. 125)

Con la circolare n. 20/E/2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito al credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (Dpi). Il presente documento fornisce ulteriori delucidazioni.

Certificazione attività di sanificazione

In merito alla certificazione delle attività di sanificazione degli ambienti di lavoro e degli strumenti spetterà agli operatori del settore e/o alle imprese che svolgono l’attività di sanificazione di predisporre una certificazione che attesti che le attività poste in essere siano coerenti con i Protocolli di regolamentazione vigenti, anche a carattere territoriale. Tali attività devono essere finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus Covid-19.

Pulizia impianti di condizionamento

Con riferimento agli impianti di condizionamento i Protocolli di regolamentazione vigenti stabiliscono l’obbligo di escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria, il rafforzamento ulteriore delle misure per il ricambio d’aria naturale e/o attraverso l’impianto, la sostituzione, se tecnicamente possibile, dei filtri esistenti con filtri di classe superiore, la garanzia dello svolgimento della pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. Pertanto, in termini generali, l’ordinaria attività di pulizia degli impianti di condizionamento non rientra tra quelle di sanificazione. Tuttavia, le spese di pulizia degli impianti, diverse da quelle sostenute per le ordinarie prassi di manutenzione degli impianti stessi come dei filtri, finalizzate ad aumentare ‘la capacità filtrante del ricircolo’ attraverso, ad esempio, la sostituzione dei ‘filtri esistenti con filtri di classe superiore’, mantenendo livelli di filtrazione/rimozione adeguati, possono rientrare tra quelle di cui all’art. 125 del decreto e quindi essere rilevanti ai fini della determinazione del credito d’imposta.

CUMULABILITÀ DELLA SOSPENSIONE DEI TERMINI PROCESSUALI E DELLA SOSPENSIONE NELL’AMBITO DEL PROCEDIMENTO DI ACCERTAMENTO CON ADESIONE (art. 158)

In relazione ai termini per la notifica del ricorso avverso l’avviso di accertamento, l’art. 158 del decreto introduce una disposizione di natura interpretativa. Prevede che la sospensione dei termini processuali di cui all’art. 83, comma 2, del decreto ‘Cura Italia’ si intende cumulabile in ogni caso con la sospensione del termine di impugnazione stabilita dalla procedura di accertamento con adesione. Pertanto, in caso di istanza di adesione presentata dal contribuente, si applicano cumulativamente sia la sospensione del termine di impugnazione ‘per un periodo di 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza’, sia la sospensione dei termini processuali.

Cumulabilità della sospensione dei termini processuali e della sospensione nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione – ulteriori chiarimenti

L’art. 158 del decreto fa riferimento alla cumulabilità, con la sospensione del termine di impugnazione prevista dalla procedura di accertamento con adesione, della sola sospensione di cui all’art. 83 del decreto ‘Cura Italia’. All’Amministrazione finanziaria il compito di chiarire se il termine per la conclusione del procedimento di adesione oppure per la proposizione del ricorso fruisca anche della sospensione di 31 giorni prevista dall’art. 1 della legge n. 742/1969. Come già affermato la sospensione dei termini processuali di cui all’art. 83, comma 2, del decreto ‘Cura Italia’ si intende cumulabile con la sospensione del termine di impugnazione stabilita dalla procedura di accertamento con adesione. Dunque, in caso di istanza di adesione presentata dal contribuente, si applicano cumulativamente sia la sospensione del termine di impugnazione ‘per un periodo di 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza’, sia la sospensione di complessivi 64 giorni prevista dal combinato disposto dell’art. 83 e dell’art. 36 del decreto Liquidità. Trova applicazione, inoltre, la sospensione feriale dal 1° al 31 agosto prevista dall’art. 1 della legge n. 742/1969.

Cumulabilità della sospensione dei termini processuali e della sospensione nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione – ulteriori chiarimenti

I termini processuali sono sospesi di diritto dal 1° al 31 agosto di ciascun anno. A disporlo è l’art. 1 della legge n. 742/1969. Dal 1°settembre, dunque, i termini riprendono a decorrere. Il decorso del termine di impugnazione, già sospeso dal 9 marzo all’11 maggio 2020 ai sensi dell’art. 158 del decreto, subirà così una nuova sospensione dal 1° al 31 agosto 2020. Dunque, l’accertamento notificato il 15 febbraio 2020, il cui termine di impugnazione, in virtù della sospensione di 64 giorni (dal 9 marzo all’11 maggio 2020), non scade il 16 settembre 2020 ma il 17 ottobre 2020, in quanto si dovranno computare anche gli ulteriori 31 giorni di agosto.

PROROGA DEI TERMINI DI RIPRESA DELLA RISCOSSIONE PER I SOGGETTI DI CUI AGLI ARTICOLI 61 E 62 DEL DECRETO-LEGGE 17 MARZO 2020 N. 18, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA LEGGE 24 APRILE 2020 N. 27 ( art. 127)

L’art. 127 del decreto proroga il termine di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del decreto legge ‘Cura Italia’ colpiti dall’emergenza sanitaria in corso. I versamenti sospesi andranno eseguiti in un’unica soluzione entro il 16 settembre prossimo o a rate, in un numero massimo di quattro, mensili, di pari importo, a partire sempre dal 16 settembre 2020. Entro il medesimo termine vanno effettuati, anche tramite sostituto d’imposta, i versamenti delle ritenute non operate ai sensi dell’art. 1, comma 3, del decreto del Mef 24 febbraio 2020 nonché vanno eseguiti i versamenti degli adempimenti contributivi sospesi ai sensi dell’art. 61, comma 1. Per le associazioni e le società sportive, dilettantistiche e professionistiche, la sospensione dei versamenti si estende fino al 30 giugno 2020, mentre la ripresa dei medesimi è fissata al 16 settembre in un’unica soluzione o in quattro rate mensili, sempre a partire dal 16 settembre prossimo.
Anche i termini di ripresa della riscossione dei versamenti che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 marzo 2020, sono prorogati al 16 settembre 2020; riguardano le ritenute sui redditi di lavoro dipendente a assimilati, le trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, l’Iva, i contributi previdenziali e assistenziali e i premi per l’assicurazione obbligatoria, relativamente ai soggetti individuati dall’art. 62 del decreto ‘Cura Italia’.
In tutti i casi individuati dall’art. 127, i versamenti sospesi possono essere eseguiti nel più ampio termine senza applicazione di sanzioni ed interessi.
Il decreto Agosto, all’art. 97, ha previsto la possibilità di beneficiare di un’ulteriore rateizzazione per i versamenti sospesi che possono essere effettuati, senza applicazione di sanzioni né interessi:  Per un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, ovvero mediante rateizzazione in massimo quattro rate mensili a partire dalla stessa data;  Per il restante 50%, mediante rateizzazione, sino ad un massimo di 24 rete mensili di pari importo, a partire dal 16 gennaio 2021.

Significa, in altre parole, che ogni contribuente beneficiario della sospensione potrà effettuare i versamenti inizialmente sospesi:

 Per intero entro il 16 settembre 2020;  Per intero in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire dal 16 settembre 2020;  Per il 50% in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o, in alternativa, in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire dal 16 settembre 2020;  Per il restante 50% in una o più rate mensili di pari importo (massimo 24) con scadenza dal 16 gennaio 2021. Rateazione del versamento annuale Iva

Il decreto Rilancio, agli articoli 126 e 127, ha posticipato al 16 settembre 2020 il termine di ripresa dei versamenti in autoliquidazione, relativi anche all’imposta di valore aggiunto, sospesi dall’art. 18 del decreto Liquidità. L’Amministrazione viene invitata a chiarire se chi, pur potendo beneficiare della sospensione del saldo Iva annuale, ha scelto di versare la prima rata di marzo, può beneficiare della sospensione dei versamenti fino al 16 settembre prossimo con riferimento al debito annuale che residua al netto della prima rata.
La ripresa della riscossione dei versamenti sospesi avverrà senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata a partire sempre dal 16 settembre; le restanti rate andranno corrisposte entro il 16 dei mesi successivi. Il decreto Agosto all’art. 97 ha disposto, in alternativa, che i versamenti sospesi possono essere effettuati, per un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, ovvero mediante rateizzazione fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo a partire dalla medesima data. Il restante 50% andrà versato, sempre a rate mensili, in due anni, a partire dal 16 gennaio 2021.
Chi, pur avendo i requisiti per beneficiare della sospensione del versamento del saldo Iva annuale, ha versato la prima rata, ma non quelle in scadenza nei mesi di aprile e/o maggio 2020, potrà, al pari di colui che non ha versato nulla a marzo 2020, versare ciò che residua del debito annuale Iva in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, ovvero mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata sempre a partire dal 16 settembre 2020. In alternativa potrà procedere al versamento secondo le indicazioni previste dall’art. 97 del decreto Agosto.
Il contribuente che, invece, ha versato la prima rata di marzo 2020, perché escluso dal beneficio della sospensione dei versamenti di marzo 2020, ed ha successivamente beneficiato, avendone i requisiti, della sospensione disposta per i mesi di aprile e maggio 2020, dovrà versare nei termini ordinari le rate restanti, potendo rinviare al 16 settembre prossimo il versamento delle sole rate sospese di aprile e maggio 2020. In alternativa potrà versare secondo le indicazioni previste nell’art. 97 del decreto Agosto.

RIMESSIONE IN TERMINI E SOSPENSIONE DEL VERSAMENTO DEGLI IMPORTI RICHIESTI A SEGUITO DEL CONTROLLO AUTOMATIZZATO E FORMALE DELLE DICHIARAZIONI (art. 144)

Il decreto Rilancio all’art. 144 prevede la remissione in termini e la proroga dei termini per il pagamento, anche rateale, delle somme dovute a seguito delle attività di controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni, nonché delle somme dovute a seguito della liquidazione dei redditi soggetti a tassazione separata, che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020. In particolare la norma prevede la rimessione in termini per i versamenti scaduti nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 18 maggio 2020 e la proroga dei termini per i versamenti che scadono tra il 19 maggio 2020 e il 31 maggio 2020. In entrambi i casi i versamenti interessati possono essere eseguiti entro il 16 settembre 2020, senza applicazione di interessi né sanzioni. In alternativa al pagamento in unica soluzione, è possibile versare le somme dovute anche in quattro rate mensili di pari importo, da pagare entro il giorno 16 dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2020.

Termine per fornire chiarimenti

La proroga al 16 settembre 2020 disposta dall’art. 144 del decreto non riguarda esclusivamente i termini di versamento delle somme dovute, ma può intendersi estesa anche al termine per fornire chiarimenti. Pertanto, con riferimento alle comunicazioni per le quali il termine di versamento in unica soluzione o della prima rata sarebbe scaduto ordinariamente nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio, anche il termine per fornire chiarimenti e chiedere la rideterminazione degli esiti – mantenendo il beneficio della riduzione delle sanzioni sulle residue somme dovute – può considerarsi prorogato al 16 settembre 2020.

Pagamenti rateali

La proroga disposta dall’art. 144 del decreto interessa anche i pagamenti rateali scadenti tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020. In base alle regole che disciplinano la rateazione, la scadenza delle rate successive alla prima è determinata in base alla scadenza della prima. Dunque, se il termine di versamento della prima rata ricade nel periodo di sospensione, la proroga si riflette anche sulle scadenze delle rate successive. E tutto il piano di rateazione si articolerà sulla scadenza, prorogata, della prima rata. Se, invece, nel periodo di sospensione ricade il termine di versamento di una rata successiva alla prima, la proroga interesserà solo tale rata, senza influenzare le scadenze successive che restano inalterate.

Chiarimenti in merito all’ambito di applicazione dell’articolo 144

L’articolo 144 del decreto prevede il differimento dei termini di scadenza dei pagamenti derivanti da controllo automatico delle dichiarazioni. Lo stesso decreto nulla dispone in merito alla disapplicazione dell’art. 23 del Dlgs n. 472/1997 per tali atti.

SOSPENSIONE DELLA COMPENSAZIONE TRA CREDITO D’IMPOSTA E DEBITO ISCRITTO A RUOLO (art. 145)

Al fine di immettere liquidità nel sistema economico anche a vantaggio delle famiglie, l’art. 145 del decreto consente di effettuare i rimborsi, nei confronti di tutti i contribuenti senza applicare la procedura di compensazione di cui all’art. 28-ter del Dpr n. 602/1973.

Ulteriori chiarimenti in merito all’attività di rimborso ai fini delle imposte dirette e dell’Iva
Rimborsi Imposte dirette

Nel 2020, in sede di erogazione dei rimborsi fiscali non si applica la compensazione tra il credito d’imposta ed il debito iscritto a ruolo prevista dall’art. 28-ter del Dpr n. 602/1973. E’ quanto prevede l’art. 145 del decreto. Dunque, i rimborsi vanno erogati senza effettuare alcuna compensazione con eventuali debiti erariali. Ciò, al fine di immettere liquidità nel sistema economico. Gli uffici potranno così utilizzare i dati forniti dall’agente della riscossione per procedere alla compensazione legale del rimborso. La misura vale anche per i rimborsi intestati a soggetti deceduti o soggetti titolari di partita Iva che hanno cessato l’attività relativamente ai quali l’ufficio deve continuare ad applicare l’art. 23 del Dlgs n. 472/1997.

Rimborsi Iva

In merito alle erogazioni dei rimborsi relativi all’Imposta sul valore aggiunto, l’art. 145 del decreto non ha modificato la disciplina normativa. Ai fini dell’esonero dalla presentazione della garanzia l’art. 38-bis, comma 3, del Dpr n. 633/1972 prevede la sussistenza di precise condizioni patrimoniali e di regolarità contributiva che devono essere valutate secondo i criteri ordinari. Va dunque confrontata la posizione del contribuente alla data di presentazione dell’istanza di rimborso con le risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta.

SOSPENSIONE DEI VERSAMENTI DELLE SOMME DOVUTE A SEGUITO DI ATTI DI ACCERTAMENTO CON ADESIONE, CONCILIAZIONE, RETTIFICA E LIQUIDAZIONE, LIQUIDAZIONE E DI RECUPERO DEI CREDITI D’IMPOSTA (art. 149)
p>L’art. 149 del decreto prevede la ‘sospensione dei versamenti delle somme dovute a seguito di atti di accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione e di recupero dei crediti d’imposta’. Lo scopo della misura è ampliare le categorie di atti per cui risulta prorogato il versamento degli importi dovuti. L’art. 83 del decreto ‘Cura Italia’ aveva già introdotto una sospensione dal 9 marzo al 15 aprile 2020, successivamente prorogata all’11 maggio 2020, dall’art. 36 del decreto Liquidità, dei termini processuali. Queste misure hanno determinato anche la sospensione, per la stessa durata, dei versamenti limitatamente agli istituti che fanno esplicito rinvio ai termini per l’impugnazione dell’atto.
L’art. 149 ha prorogato al 16 settembre 2020 il versamento della prima o unica rata relativa alle adesioni sottoscritte, dei versamenti relativi alle mediazioni, alle conciliazioni, al recupero dei crediti di imposta e agli avvisi di liquidazione. La sospensione dei versamenti interessa anche gli atti e gli istituti non rientranti nell’ambito applicativo della sospensione prevista dagli art. 83 del decreto ‘Cura Italia’ e 36 del decreto Liquidità.
Prorogato al 16 settembre prossimo anche il termine finale per la notifica del ricorso di primo grado innanzi alle Commissioni tributarie, ma i termini di versamento devono essere scaduti nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.
La proroga interessa pure le somme rateali, scadenti tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020, inerenti agli atti indicati nell’art. 149 i cui importi dovuti risultano rateizzabili in base alle disposizioni vigenti. Una speciale rateazione è stata introdotta per i versamenti in scadenza tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020; i soggetti interessati possono versare il dovuto in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o in 4 rate mensili di pari importo con scadenza il 16 di ciascun mese a partire da settembre. Non sono rimborsabili gli eventuali versamenti effettuati durante la proroga.

Calcolo del termine entro il quale gli atti sono ‘definibili’

L’art. 149 del decreto ha previsto che gli atti rientranti nella proroga dei termini di versamento e del termine di impugnazione devono scadere ‘nel periodo compreso tra il 9 marzo 2020 e il 31 maggio 2020’. La norma si riferisce ai termini di versamento scadenti nel suddetto arco temporale, senza considerare nel computo le misure di differimento degli oneri tributari previste per fronteggiare il Covid-19, tra cui la sospensione di complessivi 64 giorni che si determinano sommando la sospensione dal 9 marzo al 15 aprile e quella dal 15 aprile all’11 maggio. Una diversa lettura della norma finirebbe per ridurre drasticamente l’arco temporale utile per godere del beneficio previsto dalla norma, limitandone l’applicazione ai soli atti i cui termini di versamento sarebbero scaduti tra il 12 maggio e il 31 maggio 2020.
Ai fini dell’individuazione dei termini ordinariamente scadenti nel periodo indicato dalla norma occorre anche considerare, in caso di presentazione dell’istanza di scomputo delle perdite pregresse, la sospensione del termine di impugnazione per un periodo di 60 giorni nell’ambito del procedimento di accertamento ordinario e nelle ipotesi di accertamento con adesione. Qualora la scadenza del versamento degli importi rideterminati a seguito di presentazione della suddetta istanza ricada, tenendo conto della menzionata sospensione di 60 giorni del termine di impugnazione, nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 maggio, allora il termine di versamento si intende prorogato al 16 settembre.

Modalità di applicazione dell’articolo 149 del decreto agli atti di accertamento con adesione

L’art. 149 del decreto ha prorogato al 16 settembre la scadenza del versamento della prima o unica rata relativa ai pagamenti degli importi dovuti a seguito di accertamento con adesione, mediazioni, conciliazioni già sottoscritte e atti di recupero dei crediti d’imposta e di avvisi di liquidazione per i quali non è applicabile l’art. 15 del Dlgs n. 218/1997, i cui termini di versamento ricadono in una data compresa tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.
La norma dispone che il versamento della prima o unica rata relativa rispettivamente all’adesione, alla mediazione e alla conciliazione deve avvenire entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’atto/accordo, ne deriva l’esclusione dall’ambito applicativo dell’art. 149 dei versamenti relativi alle suddette procedure per le quali sia stato sottoscritto l’atto/accordo nel periodo 9 marzo – 31 maggio, ma il cui termine di versamento scade dopo il 31 maggio 2020. La proroga al 16 settembre non è invece applicabile quando l’accordo/atto sia stato sottoscritto prima del 18 febbraio 2020, in quanto il relativo versamento risulta scaduto in una data antecedente al 9 marzo 2020. Rientrano dunque nella sospensione prevista dall’art. 149 i versamenti relativi alle adesioni, mediazioni e conciliazioni il cui accordo/atto sia stato sottoscritto tra il 18 febbraio e l’11 maggio 2020.

Precisazioni in merito all’applicazione dell’art. 149 del decreto agli atti di accertamento per i quali sia stata presentata istanza di adesione

Se la sottoscrizione dell’istanza di adesione presentata dal contribuente a seguito della notifica di un avviso di accertamento avviene oltre l’11 maggio, il relativo versamento non rientra nella sospensione prevista dai primi due commi dell’art. 149 del decreto. Inoltre, in caso di mancato perfezionamento del procedimento di accertamento con adesione, considerato che la presentazione dell’istanza comporta l’impossibilità di beneficiare della definizione prevista dall’art. 15 del Dlgs n. 218/1997, il quale presuppone la rinuncia a formulare istanza di accertamento con adesione, non opera la sospensione di cui al comma 3 dell’art. 149.
Per il versamento delle somme dovute sulla base degli accertamenti non più definibili opera la sospensione di 64 giorni prevista dagli articoli 83 del decreto ‘Cura Italia’ e 36 del decreto Liquidità.

Applicabilità dell’articolo 149 del decreto agli avvisi di liquidazione della maggiore imposta di registro per intervenuta decadenza dai benefici ‘prima casa’

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile fruire della proroga del versamento al 16 settembre degli importi dovuti nei casi di avviso di liquidazione della maggiore imposta di registro notificato dall’ufficio a seguito di auto-denuncia del contribuente per decadenza dai benefici ‘prima casa’. L’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio per consentire al contribuente di pagare l’imposta non versata in sede di registrazione rientra tra quelli previsti dalla lettera g) del comma 1 dell’art. 149 del decreto, ossia tra gli avvisi di liquidazione emessi in presenza di omesso, carente o tardivo versamento dell’imposta di registro. Nel caso in cui il contribuente con un’istanza dichiara, ad esempio, di non poter adempiere all’obbligo di trasferire la residenza entro 18 mesi nell’immobile acquistato, l’ufficio notifica l’avviso di liquidazione dell’imposta dovuta e, in caso di scadenza del versamento dovuto nel periodo 9 marzo – 31 maggio, si configura la fattispecie di proroga al 16 settembre 2020 con la possibilità di rateizzare il dovuto ai sensi del comma 5 dell’art. 149 del decreto.

Chiarimenti in merito al pagamento delle rate successive alla prima dell’atto di adesione perfezionato

Con l’art. 149 del decreto Rilancio i termini di versamento delle somme dovute a seguito degli atti di accertamento con adesione con scadenza compresa tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020 sono slittati al 16 settembre. Nei casi in cui la scadenza delle somme dovute ricade nel citato arco temporale il contribuente ha la possibilità di definire l’atto versando l’intero importo o una prima rata entro il 16 settembre. Nel caso specifico la proroga dei versamenti da effettuare, ai sensi dell’art. 8 del Dlgs n. 218/1997, riguarda il perfezionamento dell’adesione, ovvero l’intero importo o la prima rata del piano di rateazione.
In caso di versamento a rate, la prima andrà effettuata entro il 16 settembre. Le altre tre, di pari importo, entro il 16 ottobre, 16 novembre e 16 dicembre, per effetto della proroga introdotta dall’art. 149.

Chiarimenti in merito alla decadenza dal beneficio della rateazione

Per non incorrere nella decadenza dal beneficio della rateazione il contribuente è tenuto ad effettuare il versamento entro il termine di pagamento della rata successiva. Trattandosi di versamento tardivo, non si procede all’iscrizione a ruolo della sanzione e dei relativi interessi se il contribuente si avvale del ravvedimento entro il termine di pagamento della rata successiva. Nel caso prospettato di mancato versamento della rata di febbraio, considerato che il contribuente, per non incorrere nella decadenza dalla rateazione, avrebbe potuto versarla entro la scadenza della rata successiva (ossia il 31 maggio) e che tale scadenza è slittata al 16 settembre in virtù della proroga disposta dall’art. 149 del decreto per i termini scadenti tra il 9 marzo e il 31 maggio, la rata di febbraio potrà essere versata entro il 16 settembre.
Trattandosi di versamento tardivo il contribuente non potrà avvalersi dei benefici che attengono alle scadenze ordinarie; ne consegue che sono dovuti gli interessi e le sanzioni per versamento tardivo della rata e non sarà possibile fruire del versamento in 4 rate mensili, di pari importo. Analogo ragionamento interessa le rate, a ritroso, di dicembre (la cui rata successiva era quella di marzo) e di gennaio ( la cui rata successiva era quella di aprile) che, laddove non versate, potranno esserlo tardivamente entro il 16 settembre in considerazione della proroga disposta dall’art. 149 del decreto per i termini scadenti tra il 9 marzo e il 31 maggio.
In merito alle rate con scadenza ordinaria nei mesi di marzo, aprile e maggio e per le quali il termine di pagamento è slittato al 16 settembre, le stesse non possono usufruire del tardivo pagamento entro il termine di pagamento della rata successiva in quanto per ciascuna di esse, sarà già decorso, a quella data, il termine di scadenza della rata successiva in base all’originario piano di ammortamento: infatti, i termini per il pagamento della rata successiva alla rata di marzo (ossia la rata di giugno) così come della rata successiva a quella di aprile (ossia la rata di luglio) e della rata successiva a quella di maggio (ossia la rata di agosto) non sono stati oggetto di proroga.

DIFFERIMENTO DEL PERIODO DI SOSPENSIONE DELLA NOTIFICA DEGLI ATTI E PER L’ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI DI SOSPENSIONE DELLA LICENZA/AUTORIZZAZIONE AMMINISTRATIVA ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ/ISCRIZIONE AD ALBI E ORDINI PROFESSIONALI (art. 151)

Il decreto ‘Cura Italia’ ha disposto la sospensione, dall’8 marzo al 31 maggio 2020, dei termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso da parte degli uffici degli enti impositori.
Tra i termini sospesi trovano posto anche quelli per la notifica e l’esecuzione di atti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività e i provvedimenti di sospensione dell’iscrizione ad albi o ordini professionali a carico di imprese, commercianti e lavoratori autonomi destinatari di contestazioni per violazione degli obblighi di emissione di scontrini, ricevute fiscali, certificazione dei corrispettivi o degli obblighi di regolarizzazione di acquisto di mezzi tecnici per le telecomunicazioni.
L’art. 151 del decreto Rilancio ha prorogato al 31 gennaio 2021 il termine finale della sospensione stabilita dal decreto ‘Cura Italia’, viste le difficoltà che il lockdown da Covid-19 ha procurato a gran parte delle attività imprenditoriali, commerciali e professionali.
Il suddetto differimento al 31 gennaio 2021 non trova applicazione nei confronti di coloro che commettono, dopo l’entrata in vigore della norma in commento, anche solo una delle quattro distinte violazioni previste dall’art. 12, comma 2 e comma 2-sexies, del Dlgs n. 471/1997, ovvero una delle tre previste dal comma 2-quinquies del medesimo articolo.

Provvedimenti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima, da notificare dopo la fine del periodo di sospensione – Calcolo dei termini di decadenza

Con l’art. 151 il decreto ha previsto una proroga del periodo di sospensione, al 31 gennaio 2021, relativa alla notifica e all’esecuzione dei provvedimenti di sospensione di cui all’art. 12 del Dlgs n. 471/1997. Tale proroga segue quella disposta dall’art. 67 del decreto ‘Cura Italia’. Considerato che gli atti di sospensione devono essere notificati, a pena di decadenza, entro sei mesi da quando è stata contestata la quarta violazione, il computo di tale termine deve avvenire escludendo il periodo di sospensione che va dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021.

PROROGA DEL PERIODO DI SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ DELL’AGENTE DELLA RISCOSSIONE (art. 154)

A seguito dell’emergenza sanitaria ed economica causata dal Covid-19, l’art. 154 del decreto ha posticipato al 31 agosto 2020 il termine finale per la sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione, in precedenza fissato al 31 maggio 2020. Ora il decreto Agosto ha disposto un ulteriore slittamento al 15 ottobre 2020.
Sempre l’art. 154 ha disposto, inoltre, che per i piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per quelli derivanti da provvedimenti di accoglimento emessi con riferimento alle richieste presentate fino al 31 agosto 2020 (ora 15 ottobre 2020, a seguito del decreto Agosto), la decadenza del debitore dalle rateazioni accordate dall’agente della riscossione e gli altri effetti di tale decadenza previsti dalla legge si determinano in caso di mancato pagamento di 10 rate, anziché 5. In merito alle rate della c.d. ‘rottamazione-ter’ e del ‘saldo e stralcio’ l’articolo in commento prevede che il mancato, insufficiente o tardivo versamento alle scadenze delle rate da corrispondere nell’anno 2020, non determina l’inefficacia delle stesse definizioni se il debitore effettua l’integrale versamento delle predette rate entro il termine del 10 dicembre 2020. A tale ultimo termine non si applica la tolleranza di 5 giorni disposta dal dl n. 119/2018.
Considerate le difficoltà dei debitori nell’assolvere le obbligazioni derivanti dai carichi affidati all’agente della riscossione, l’art. 154 rimuove la preclusione alla possibilità di chiedere la dilazione del pagamento dei debiti inseriti nelle dichiarazioni di adesione alle definizioni agevolate sopra espresse, per i quali, alla data del 31 dicembre 2019, si è determinata l’inefficacia della definizione agevolata, non avendo il contribuente provveduto al pagamento degli importi dovuti entro i termini previsti.

Rapporti tra l’articolo 154 del decreto e l’articolo 23 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 472

La sospensione dei termini dei versamenti scadenti nel periodo dall’8 marzo al 15 ottobre 2020 si riferisce anche a quelli rateali, derivanti dalle cartelle di pagamento nonché ai termini dei versamenti unicamente rateali dei carichi derivanti da avviso di accertamento esecutivo affidati all’agente della riscossione.
Ai fini dell’applicazione della compensazione legale di cui all’art. 23 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 472, ferma restando la necessaria ricorrenza del presupposto della definitività dell’atto impositivo in funzione dello spirare dei termini di impugnazione o del passaggio in giudicato della sentenza che definisce il contenzioso, la circolare ritiene che, laddove si intenda realizzare la compensazione legale tra il rimborso e le somme il cui termine di versamento rientri nella sospensione sopracitata, tale compensazione sia preclusa per carenza del requisito dell’esigibilità del credito erariale; non sussiste, invece, alcuna preclusione laddove si intenda realizzare la compensazione legale tra il rimborso e le somme derivanti da avviso di accertamento esecutivo resosi definitivo non ancora affidate all’agente della riscossione o affidate ma non oggetto di rateazione oppure le somme dovute sulla base di altra tipologia di atto impositivo resosi definitivo non ancora iscritte a ruolo.

Come impatta la sospensione della riscossione sulle attività di recupero dell’agente della riscossione?
L’art. 68 del decreto ‘Cura Italia’, modificato dall’art. 99 del decreto Agosto, stabilisce che: • con riferimento alle entrate tributarie e non, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 15 ottobre 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi previsti dagli articoli 29 e 30 del decreto legge n. 78/2010. I versamenti sospesi devono essere eseguiti in un’unica soluzione, entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, ossia entro il 30 novembre 2020. Trovano applicazione, inoltre, le disposizioni sulla sospensione dei termini di versamento in caso di eventi eccezionali. • le disposizioni sopra richiamate si applicano anche agli atti di accertamento esecutivo emessi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, alle ingiunzioni emesse dagli enti territoriali, nonché agli atti esecutivi; • nei confronti dei soggetti aventi, alla data del 21 febbraio 2020, la residenza, la sede legale o la sede operativa nel territorio dei comuni di Lombardia e Veneto (ex Zona Rossa), i termini delle sospensioni di cui sopra decorrono dalla medesima data del 21 febbraio 2020.

Queste norme vanno lette tenendo conto delle disposizioni in materia di sospensione dei termini di versamento in caso di eventi eccezionali la cui ratio risiede nell’esigenza di evitare di effettuare, nei confronti di soggetti già in difficoltà per calamità, attività di notifica o di riscossione di crediti rientranti nelle tipologie oggetto di sospensione. Pertanto, sono da ritenersi sospesi nel periodo intercorrente tra l’8 marzo 2020 e il 15 ottobre 2020: A) i termini di pagamento relativi a carichi, affidati agli agenti della riscossione, derivanti dagli avvisi esecutivi dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dell’Inps e da ruoli/cartelle, in scadenza nello stesso periodo, con conseguente ‘congelamento’, per la durata dello stesso periodo di sospensione, dell’applicazione degli interessi di mora; B) la notifica di nuove cartelle di pagamento afferenti a carichi affidati sia prima dell’inizio del periodo di sospensione, sia durante tale periodo; C) le attività di recupero, anche coattivo, dei carichi già scaduti prima del periodo di sospensione, con effetti identici a quelli richiamati sub A), sotto il profilo del ‘congelamento’ degli interessi di mora durante il periodo di sospensione.

In merito alle modalità di effettuazione dei versamenti sospesi, l’art. 68 del decreto ‘Cura Italia’ prevede che essi debbano essere eseguiti ‘in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione’ e, quindi, entro il 30 novembre 2020.
In tale contesto, non è ipotizzabile l’esecuzione di azioni di recupero di somme per le quali non possa considerarsi in concreto scaduto il termine stabilito dal legislatore per effettuare il relativo pagamento. Ne deriva che: - restano sospesi fino al 30 novembre 2020 i termini di pagamento dei carichi sub A) per i quali l’Agente della riscossione non potrà svolgere azione di recupero (almeno fino a questa data) e resterà sospesa la decorrenza degli interessi di mora; - terminerà, invece, il 15 ottobre 2020 la sospensione degli adempimenti di notifica delle cartelle di pagamento sub B), che dovranno perciò essere riattivati sin dal 16 ottobre 2020. Parimenti si esaurirà la sospensione delle attività di recupero sub C), che l’Agente della riscossione dovrà riavviare a partire dallo stesso 16 ottobre 2020, con contestuale ripresa della decorrenza degli interessi di mora. PROROGA DEI TERMINI AL FINE DI FAVORIRE LA GRADUALE RIPRESA DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE E SOCIALI (art. 157)

L’art. 157, al primo comma, prevede che gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, relativi ad atti o imposte per i quali i termini di decadenza scadono tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e notificati tra il 1°gennaio e il 31 dicembre 2021, in deroga agli ordinari termini decadenziali.
Con la stessa finalità l’articolo dispone il rinvio al 2021 della notifica e dell’invio di atti e comunicazioni elaborati centralmente con modalità massive entro il 31 dicembre 2020, prevedendo altresì il differimento dei termini di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento conseguenti alle comunicazioni medesime.
Inoltre, per gli atti e le comunicazioni interessati dalla proroga dei termini, notificati nel 2021, non sono dovuti interessi per il periodo compreso tra il 1°gennaio 2021 e la data di consegna o notifica dell’atto.
Sempre l’art. 157 individua specifiche modalità di attestazione dell’avvenuta elaborazione o emissione degli atti e delle comunicazioni nel 2020, prevedendo che queste possono essere provate anche dalla data di elaborazione risultante dai sistemi informativi delle Entrate.
Infine, un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate stabilirà le modalità di applicazione della proroga dei termini per la consegna e la notifica degli atti, in modo che distribuendo le attività nel corso del 2021 possa essere reso più agevole l’adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti interessati.

Chiarimenti in merito all’ambito oggettivo di applicazione dell’articolo 157 del decreto

La proroga prevista dall’art. 157 del decreto interessa gli avvisi di accertamento, gli atti di constatazione e di irrogazione delle sanzioni, gli atti di recupero dei crediti di imposta, gli avvisi di liquidazione e gli avvisi di rettifica e liquidazione relativi ad atti o ad imposte per i quali i termini di decadenza scadono tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020. Gli avvisi e gli atti devono essere emessi entro il 31 dicembre 2020 e notificati tra il 1°gennaio e il 31 dicembre 2021. Gli atti citati si riferiscono a provvedimenti che vengono emessi al termine della fase del controllo sostanziale con riferimento agli atti o alle imposte, sia indirette che dirette, i cui termini di decadenza scadono nel periodo indicato. Per gli atti riferiti, invece, ad atti o ad imposte i cui termini decadenziali non scadono entro il 31 dicembre 2020, gli uffici potranno svolgere quest’anno le relative attività di accertamento o di controllo sostanziale senza però procedere alla notifica degli atti, a meno che non abbiano carattere di indifferibilità e urgenza.
La proroga riguarda tutti gli atti e le imposte per le quali è prevista una decadenza dei termini nel periodo dall’8 marzo al 31 dicembre 2020.

Applicabilità del differimento dei termini stabilito dall’articolo 157, comma 1, del decreto agli avvisi di liquidazione notificati ai Notai a seguito di controllo sull’autoliquidazione degli atti notarili

Il differimento dei termini di cui al comma 1 dell’art. 157 del decreto si riferisce a provvedimenti che vengono emessi al termine della fase del controllo sostanziale con riferimento agli atti o alle imposte, sia indirette che dirette, i cui termini di decadenza scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020. La circolare chiarisce che tale differimento non si applica anche agli avvisi di liquidazione destinati ai notai a seguito di controllo sull’autoliquidazione degli atti notarili.

Articolo 157, comma 2 – Casi di indifferibilità e urgenza

Il secondo comma dell’art. 157 dispone la sospensione, dall’8 marzo 2020, dell’invio di comunicazione, atti e inviti elaborati o emessi, anche se non sottoscritti, entro il 31 dicembre 2020 dall’Agenzia delle Entrate. Ci sono, però, delle eccezioni.
Nei casi di indifferibilità ed urgenza è possibile procedere all’invio, alla notifica e alla messa a disposizione degli atti, comunicazione e inviti. Sono salvi anche gli atti la cui emissione è funzionale al perfezionamento di adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.
L’invio delle comunicazioni e la notifica di atti durante il periodo di sospensione può considerarsi legittima, ad esempio, nei casi di comunicazioni o atti che prevedono una comunicazione di notizia di reato (art. 331 c.p.p.), di comunicazioni o atti destinati a soggetti sottoposti a procedure concorsuali o di pericolo per la riscossione.
Le caratteristiche di indifferibilità e urgenza sono riscontrabili anche in tutti i casi in cui il mancato invio della comunicazione o di notifica dell’atto non consenta di rispettare i termini di prescrizione e decadenza previsti in materia di riscossione, rischiando di compromettere il recupero delle somme dovute.
E’ bene osservare che la proroga dei termini di notifica delle cartelle di pagamento, disposta dall’art. 157, comma 3, non è generalizzata, ma riguarda solo le dichiarazioni presentate in determinati anni. Per le somme dovute a seguito dell’attività di controllo automatizzato la proroga, ad esempio, riguarda solo le dichiarazioni presentate nell’anno 2018. Dunque, per le dichiarazioni presentate in anni diversi, qualora la sospensione degli invii rischia di pregiudicare il rispetto dei termini previsti dalle disposizioni in materia di riscossione, l’ufficio è legittimato a procedere all’invio delle comunicazioni d’irregolarità.

Operatività della proroga prevista dall’articolo 157, comma 1, del decreto e calcolo degli interessi per il ritardato pagamento

La proroga disposta dall’art. 157, al comma 1 del decreto, incide su due termini differenti entro cui gli uffici sono chiamati a completare sia la fase di emissione dell’atto che quella della relativa notifica.
Da un lato sono prorogati e unificati al 31 dicembre 2020 tutti i termini di decadenza riferiti ad atti e imposte che scadono nel periodo 8 marzo – 31 dicembre 2020. Dall’altro, è prorogato e distribuito nell’arco temporale che va dal 1°gennaio al 31 dicembre 2021, il termine per la notifica degli atti già emessi entro il 31 dicembre 2020.
Dal 1° gennaio 2021 fino alla data di notifica, sulle maggiori imposte accertate nell’atto e dovute dal contribuente non maturano gli interessi per ritardato pagamento e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo; i suddetti interessi per ritardato pagamento e per ritardata iscrizione a ruolo, invece, maturano dalla data in cui le imposte dovevano essere versate fino al 31 dicembre 2020 e riprendono a decorrere, giornalmente, dal giorno successivo alla data di notifica fino alla data di effettivo pagamento delle maggiori imposte.
Per il periodo dal 1°gennaio 2021 fino alla data di notifica dell’atto non sono dovuti gli interessi anche nei casi di mancato pagamento entro i termini previsti e di successiva iscrizione a ruolo o di affidamento del carico. L’omesso versamento delle somme richieste nei termini previsti comporterà, dal giorno successivo alla notifica dell’atto, l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora.
L’art. 157, comma 1, dispone, inoltre, che i termini del differimento della notifica degli atti sono calcolati senza tenere conto della ulteriore sospensione dei termini prevista dall’art. 67 del ‘Cura Italia’. Per questo può ritenersi superato il periodo di sospensione dei termini previsto dall’art. 67, in quanto lo stesso periodo (8 marzo – 31 maggio 2020) è ora ricompreso nel più ampio arco temporale in cui opera la proroga dei termini di decadenza prevista dall’art. 157 (entro il 31 dicembre 2020).
Mentre l’art. 67 determinava lo slittamento in avanti del decorso dei termini per la durata della sospensione ovvero per 85 giorni, l’art. 157 proroga i termini di decadenza limitatamente di atti e imposte che scadono tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020.

Conciliazione dei termini di cui all’articolo 157 del decreto con le tempistiche dettate dall’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000 n. 212, e dall’articolo 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997 n. 218.

p>Il documento di prassi amministrativa interviene in merito alla conciliazione delle disposizioni contenute nell’art. 157 del decreto che prorogano gli ordinari termini di decadenza con le tempistiche per gli accertamenti sull’abuso del diritto, in caso di operazioni abusive e la proroga ‘automatica’ di 120 giorni del termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo in caso di invito al contraddittorio.
In tema di abuso del diritto, i termini di decadenza del potere accertativo possono determinare due ipotesi. La prima è quella in cui il termine di decadenza, prorogato ai sensi dell’art. 10-bis, comma 7, cada nel periodo 8 marzo – 31 maggio 2020. In questi casi l’avviso di accertamento per l’abuso del diritto va emesso entro il 31 dicembre 2020 e notificato tra il 1°gennaio e il 31 dicembre 2021, ai sensi dell’art. 157, comma 1, in quanto il termine scade nel periodo oggetto della proroga. La seconda riguarda, invece, le ipotesi in cui il termine di decadenza, prorogato ai sensi dell’art. 10-bis, comma 7, cada dopo il 31 dicembre 2020. In tali casi non opera la proroga di cui all’art. 157, comma 1, tenuto conto che il termine di decadenza scade dopo il 31 dicembre 2020.
L’art. 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997 n. 218 al comma 5 prevede, invece, una proroga ‘automatica’ di 120 giorni del termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo qualora, tra la data di comparizione indicata nell’invito e quella di decadenza dell’Amministrazione finanziaria dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni, in deroga al termine ordinario.
Qualora si verifichi il suddetto presupposto in relazione a periodi di imposta il cui termine di decadenza è previsto per il 31 dicembre 2020, per effetto dell’operatività della proroga prevista dal comma 3-bis dell’articolo 5 il termine di decadenza risulterà successivo al 31 dicembre 2020 e, di conseguenza, non risulta applicabile quanto statuito dall’art. 157, comma 1. In tale ipotesi l’ufficio, in caso di mancata adesione, dovrà quindi notificare l’avviso di accertamento entro il 30 aprile 2021, ricorrendo i presupposti della proroga di 120 giorni decorrenti dal 1°gennaio 2021.

Specificazione del concetto di ‘atti emessi’

Gli atti di cui al comma 1 dell’art. 157 per i quali i termini di decadenza scadono tra l’8 marzo 2020 e il 31 dicembre 2020, sono considerati emessi se firmati e protocollati entro il termine del 31 dicembre 2020. Questi, dovranno poi essere notificati a decorrere dal 1°gennaio e fino al 31 dicembre 2021, tranne che nei casi di indifferibilità ed urgenza.
La trasformazione in formato digitale degli atti con la firma del responsabile o di un suo delegato assicura l’immodificabilità e l’integrità del documento informatico. La segnatura di un protocollo attesta la provenienza del documento informatico da una pubblica amministrazione e attribuisce allo stesso data certa, opponibile a terzi. L’acquisizione del documento informatico nel sistema di protocollo ne garantisce, inoltre, l’archiviazione in un sistema di gestione documentale a norma.

MISURE PER L’EDITORIA
Credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari

La crisi sanitaria da Coronavirus ha aggravato le condizioni di numerose realtà editoriali sempre più provate dal crollo degli investimenti pubblicitari. Per contrastare questa crisi il decreto ‘Cura Italia’ ha introdotto, per il 2020, un regime straordinario di accesso al credito d’imposta, già vigente, riconosciuto nella misura del 30% del valore degli investimenti effettuati. E’ stata prevista, inoltre, la possibilità di trasmettere la comunicazione telematica di accesso al credito nel periodo compreso tra il 1° ed il 30 settembre 2020, ferma restando la validità delle comunicazioni trasmesse dal 1° al 31 marzo 2020. Il decreto ha elevato dal 30 al 50% l’importo massimo dell’investimento ammesso al credito d’imposta.

Requisiti per beneficiare del credito d’imposta nell’anno 2020

Per beneficiare del credito d’imposta nell’anno 2020 non è necessario aver sostenuto nel 2019 analoghi investimenti sui mezzi di informazione, requisito invece previsto per il riconoscimento del credito d’imposta ‘a regime’, unitamente alla condizione del valore incrementale degli stessi (superiore almeno dell’1% rispetto al valore di quelli effettuati nell’anno precedente). Per accedere al credito d’imposta nella misura del 50% del valore degli investimenti effettuati, la presentazione della comunicazione telematica deve avvenire tra il 1° e il 30 settembre 2020. Restano comunque valide le comunicazioni presentate dal 1°al 31 marzo scorso, con il relativo credito d’imposta richiesto, che sarà rideterminato alla luce dei nuovi criteri.


(Vedi circolare n. 25 del 2020)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione delle agevolazioni a favore delle micro e piccole imprese localizzate nella zona franca della Regione Sardegna
Venerdì, 11 Settembre , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 43/E del 27 luglio 2020, ha istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione delle agevolazioni disposte a favore delle micro e piccole imprese localizzate nella zona franca istituita nel territorio dei comuni della Regione Sardegna colpiti dall’alluvione del 18 e 19 novembre 2013. Il nuovo codice tributo è il seguente: ‘Z163’ denominato ‘Zona Franca Sardegna – Agevolazione alle micro e piccole imprese da utilizzare in compensazione – art. 13-bis decreto legge n. 78/2015’.
(Vedi risoluzione n. 43 del 2020)

Le imprese norvegesi possono registrarsi in Italia come contribuenti Iva senza dover nominare un rappresentante fiscale
Venerdì, 11 Settembre , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 44/E del 28 luglio 2020, risponde ad un Ufficio che chiedeva di sapere se i soggetti non residenti in Italia, ma stabiliti in Norvegia, possono avvalersi dell’identificazione diretta prevista dall’art. 35-ter del Dpr n. 633/1972 al fine di assolvere gli obblighi di imposta nel nostro Paese. L’articolo indicato, rubricato ‘identificazione ai fini Iva ed obblighi contabili del soggetto non residente’, disciplina l’identificazione diretta nel territorio dello Stato da parte di soggetti non residenti che effettuano in Italia cessioni di beni e prestazioni di servizi soggetti ad imposta. Secondo la VI Direttiva, ciascun Paese membro deve consentire l’identificazione diretta agli operatori stabiliti in un altro Stato appartenente all’Unione europea per assolvere agli obblighi Iva in caso di operazioni effettuate nel territorio di tale Stato. Pertanto, in alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale, i soggetti non residenti che effettuano operazioni rilevanti ai fini Iva nel territorio dello Stato hanno facoltà di identificarsi direttamente con le modalità indicate nel citato articolo 35-ter. Differentemente da quanto previsto in caso di soggetti stabiliti in uno Stato membro, per i quali la possibilità di identificarsi direttamente ai fini Iva in altri Stati membri è attribuita automaticamente, per i soggetti residenti in Paesi terzi tale facoltà è subordinata alla verifica della sussistenza di accordi di cooperazione amministrativa. Il Regno di Norvegia ha sottoscritto con la Ue un accordo volto a garantire la corretta determinazione e riscossione dell’Iva, il corretto recupero dei crediti Iva e la lotta alle frodi. Tale accordo è analogo a quello previsto dalle norme in vigore in materia di assistenza tra Autorità fiscali della Ue in materia di Iva e, dunque, rispetta i requisiti previsti dall’art. 35-ter. L’accordo in esame, dunque, consente ai soggetti stabiliti in Norvegia di avvalersi dell’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di Iva in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale.
(Vedi risoluzione n. 44 del 2020)

Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza dell’E.N.P.A.B.
Venerdì, 11 Settembre , 2020
Per consentire il versamento, tramite il modello ‘F24’ dei contributi di spettanza dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Biologi (E.N.P.A.B.), l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 45/E del 29 luglio 2020, ha istituito le causali contributo di seguito indicate: “E095” denominato “ENPAB – CONTRIBUTI CORRENTI”; • “E096” denominato “ENPAB – CONTRIBUTI PREGRESSI”; • “E097” denominato “ENPAB –RATEAZIONI CONTRIBUTIVE”; • “E098” denominato “ENPAB – RISCATTI”; • “E099” denominato “ENPAB –CONTRIBUTI VOLONTARI”.
(Vedi risoluzione n. 45 del 2020)

Trattamento fiscale delle plusvalenze derivanti dalla cessione di fabbricati cd. ‘da demolire’
Venerdì, 11 Settembre , 2020
La vendita a titolo oneroso di fabbricati ricadenti in un’area oggetto di un piano di recupero approvato in via definitiva dal Comune non è riconducibile alla fattispecie delle cessioni di terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria, con conseguente intassabilità della plusvalenza. È quanto si ricava dalla circolare n. 23/E del 29 luglio 2020 dell’Agenzia delle Entrate.
Il riferimento è all’articolo 67 lett. b) del Tuir, in base al quale fra i redditi diversi si annoverano anche le plusvalenze scaturenti dalla cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni e dalla cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria. Scopo della misura è assoggettare a tassazione i guadagni derivanti dalle cessioni immobiliari poste in essere con intento speculativo che si realizzano, presumibilmente, quando intercorra meno di cinque anni tra la data di acquisto o di costruzione dell’immobile e quella di vendita dello stesso.
Per individuare il corretto trattamento fiscale da applicare alla cessione immobiliare, è necessario stabilire se oggetto della compravendita sia un fabbricato o un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria.
Con la risoluzione n. 395/E/2008, criticata in dottrina, le Entrate avevano sostenuto che la cessione di fabbricati compresi nei piani di recupero fosse riconducibile alla fattispecie della cessione del terreno edificabile. Tale posizione interpretativa si basava sulla considerazione che i fabbricati che ricadono in un piano di recupero hanno la possibilità di sviluppare in termini di incremento, le cubature esistenti non potendo essere considerati fabbricati essendo oramai privi di valore economico. L’Amministrazione rafforzava il proprio convincimento sulla base delle pattuizioni contrattuali e/o da altri elementi di fatto come il prezzo della compravendita in linea con quello delle aree edificabili piuttosto che con quello di fabbricati fatiscenti.
L’interpretazione dell’Amministrazione finanziaria non è stata condivisa dalla giurisprudenza di legittimità secondo la quale ai fini dell’imponibilità della plusvalenza ex articolo 67, comma 1, lettera b) del Tuir, se oggetto del trasferimento a titolo oneroso è un edificio, detto trasferimento non può mai essere riqualificato come cessione di area fabbricabile, nemmeno quando l’edificio è destinato alla successiva demolizione e ricostruzione. Con la sentenza n. 5088 del 21 febbraio 2019 la Corte di cassazione ha stabilito che la cessione di un edificio non può essere riqualificata come cessione di terreno edificabile sottostante neppure se l’edificio non assorbe integralmente la capacità edificatoria del lotto su cui insiste. Né può essere qualificata come cessione di area anche in presenza della pattuizione di demolire e ricostruire. In sostanza, secondo i giudici del Palazzaccio, se se un’area insiste un qualsivoglia fabbricato, la stessa area deve dirsi già edificata e non può essere ricondotta alla previsione di area ‘suscettibile di utilizzazione edificatoria’, atteso che la potenzialità edificatoria si è già consumata.
(Vedi circolare n. 23 del 2020)

Fringe benefit uso promiscuo autovetture aziendali – Art. 51, comma 4, lettera a) del Tuir approvato con Dpr n. 917/1986
Venerdì, 11 Settembre , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 46/E del 14 agosto 2020, ha stabilito che la tassa legata all’emissione di anidride carbonica sui veicoli aziendali concessi in uso promiscuo a dipendenti e amministratori trova applicazione solo per i veicoli immatricolati a partire dal 1°luglio 2020. La legge di Bilancio 2020 ha sostituito la lettera a) del comma 4 dell’articolo 51 del Dpr 917/86 e ha modificato la percentuale di concorrenza al reddito di lavoro dipendente imponibile per i veicoli aziendali e i ciclomotori concessi in uso promiscuo con contratti stipulati dal 1°luglio 2020, differenziandola in funzione dell’emissione di CO2. Il nuovo regime di addebito prevede gradi di imponibilità inversamente proporzionali al livello di inquinamento della vettura concessa in uso promiscuo al lavoratore. Per i contratti già in essere continua, invece, a trovare applicazione la vecchia normativa che prevede un fringe benefit nella misura fissa del 30%.
La nuova disposizione su fringe benefit per autoveicoli prevede che debbano concorrere a formare il reddito imponibile in misura pari a percentuali forfetarie basate sulle emissioni di CO2 del veicolo, da applicare al costo chilometrico, secondo le tabelle Aci, moltiplicato convenzionalmente per 15mila chilometri. Di fatto, il fringe benefit diventa ‘fiscalmente più conveniente’ al diminuire dell’impatto ambientale del veicolo prescelto.
Come anticipato, la nuova norma trova applicazione per le nuove immatricolazioni riguardanti i veicoli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti con contratti stipulati a partire dal 1°luglio 2020. Nel caso sottoposto da una società, con un organico medio di circa 80 dipendenti molti dei quali assegnatari di veicoli in uso promiscuo, si chiede se la data del 1°luglio debba riferirsi al giorno dell’accordo tra datore di lavoro e dipendente con scelta del veicolo da assegnare oppure alla data in cui il fornitore riceve l’ordine di acquisto o noleggio da parte dell’azienda richiedente. Viene chiesto, inoltre, se l’immatricolazione del mezzo debba avvenire necessariamente dopo la data di stipula del contratto oppure anche antecedentemente, purché dopo il 1°gennaio 2020. In merito all’assegnazione la risoluzione precisa che si debba far riferimento al momento della sottoscrizione dell’atto di assegnazione da parte del datore di lavoro e del dipendente. Al perfezionamento giuridico dell’assegnazione il calcolo del benefit secondo le nuove regole andrà valutato anche alla luce del principio di cassa, che presiede la determinazione del reddito di lavoro dipendente. Affinché la nuova norma in esame trovi concreta applicazione è necessario che l’autoveicolo sia assegnato al dipendente a decorrere dal 1°luglio 2020. Per i contratti stipulati entro il 30 giugno 2020 continua a sopravvivere la vecchia norma per tutta la durata degli stessi. Per quanto concerne la data di immatricolazione l’Agenzia ha chiarito che questa andrà ricondotta ai mezzi immatricolati dal 1°luglio 2020, a nulla rilevando la data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2020.
Infine, la risoluzione precisa che per il calcolo del fringe benefit in caso di assegnazione di un veicolo successiva al 1°luglio 2020 ma immatricolato prima di tale data, non si potrà fare riferimento ai criteri forfetari. In tal caso, non potendosi applicare né la disciplina previgente né la nuova si dovrà operare un calcolo che consenta di valorizzare il benefit per la parte riferibile all’uso privato scorporando quindi dal suo valore normale l’utilizzo nell’interesse del datore di lavoro.
(Vedi risoluzione n. 46 del 2020)

Luogo della prestazione dei servizi di locazione aventi ad oggetto imbarcazioni di diporto
Venerdì, 11 Settembre , 2020
Con la risoluzione n. 47/E del 17 agosto 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla nuova disciplina applicabile ai servizi di locazione, noleggio e simili, a breve termine e non, di imbarcazioni da diporto. Per le operazioni effettuate dal 1° novembre 2020, il luogo della prestazione dei servizi indicati si considera al di fuori dell’Unione europea qualora, attraverso adeguati mezzi di prova, sia dimostrata l’effettiva utilizzazione e fruizione del servizio al di fuori dell’Unione stessa. Dunque, dal 1°novembre 2020 trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 1, comma 725, della legge n. 160/2019 che reca la previsione dei criteri di effettività, ai fini della determinazione della base imponibile, relativamente ai servizi di locazione, noleggio e simili di imbarcazioni da diporto, sia a breve che non a breve termine. Alle operazioni suddette effettuate anteriormente al 1°novembre 2020, possono continuare ad applicarsi le percentuali indicative del presumibile utilizzo delle imbarcazioni al di fuori delle acque territoriali della Ue.
(Vedi risoluzione n. 47 del 2020)

Ulteriori chiarimenti ai fini della fruizione del contributo a fondo perduto – art. 25 decreto legge Rilancio

Venerdì, 4 Settembre , 2020
Premessa

L’articolo 25 del decreto Rilancio prevede un contributo a fondo perduto a vantaggio dei soggetti colpiti dalle restrizioni imposte dalla crisi sanitaria. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 22/E del 21 luglio 2020, fornisce ulteriori chiarimenti e risposte a quesiti sulle modalità di determinazione del contributo a fondo perduto e sulla verifica della spettanza che si aggiungono alle indicazioni fornite con la circolare n. 15/E del 13 giugno 2020. Inoltre, vengono forniti chiarimenti sull’ambito soggettivo, sui requisiti di accesso al contributo, sulla verifica della riduzione del fatturato e su altro ancora.

Ambito soggettivo

Società in liquidazione volontaria

In tutti i casi in cui l’attività di liquidazione delle società sia già iniziata, alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19, ossia al 31 gennaio 2020, non è possibile fruire del contributo a fondo perduto, in quanto l’attività ordinaria risulta interrotta in ragione di eventi non riconducibili all’epidemia da Coronavirus. Diversamente possono fruirne le realtà in cui la fase di liquidazione sia stata avviata successivamente alla predetta data del 31 gennaio 2020. Con riguardo all’ammontare dei ricavi, occorre fare riferimento al periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. Sono valide le modalità di determinazione della riduzione del fatturato indicate nella circolare n. 15/E/2020.
Grazie alle modifiche introdotte dalla Commissione europea in materia di aiuti di Stato, in conseguenza della pandemia da Covid-19, possono beneficiare del contributo a fondo perduto anche le microimprese o le piccole imprese che risultavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione.

Inizio attività successivamente al 1°gennaio 2019

Non possono presentare domanda di accesso al contributo a fondo perduto i soggetti per i quali la relativa partita Iva è stata cessata alla data di presentazione della domanda. Ma come va interpretata la norma in relazione a coloro che hanno iniziato l’attività a partire dal 1°gennaio 2019 per i quali la partita Iva è stata richiesta prima? La circolare chiarisce che sono inclusi tra questi soggetti solo coloro la cui data di apertura della partita Iva coincida o è successiva al 1°gennaio 2019, a prescindere dalla data di inizio effettivo dell’attività. A rilevare, dunque, è la data di apertura della partita Iva, mentre è irrilevante quella di inizio attività.

Inizio nuova attività successivamente al 1°gennaio 2019

Sappiamo già che chi ha iniziato l’attività a partire dal 1°gennaio 2019 ha diritto alla fruizione del contributo, a prescindere dal requisito della riduzione del fatturato. Come va, tuttavia, considerata un’impresa che ha intrapreso una nuova attività in un settore diverso, successivamente al 1°gennaio 2019? Può fruire del contributo? L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che un’impresa che ha come attività principale la locazione di immobili di proprietà, la cui data di inizio attività (o apertura della partita Iva) è antecedente al 31 dicembre 2018 - che ha intrapreso una nuova attività in un diverso settore, successivamente al 1°gennaio 2019, deve tener conto di tutte le attività esercitate ai fini della determinazione dei requisiti di accesso di cui ai commi 3 (reddito) e 4 (calo di fatturato e corrispettivi di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 inferiore ai due terzi) dell’art. 25 del decreto Rilancio.

Esercenti arti e professioni (iscritti alla gestione separata Inps) non in possesso dei requisiti per godere del contributo previsto dall’art. 27 del decreto ‘Cura Italia’

Gli esercenti arti e professioni, iscritti alla gestione separata Inps, sono sempre esclusi dalla possibilità di richiedere il contributo a fondo perduto, anche quando non hanno potuto richiedere il bonus previsto dall’art. 27 del decreto ‘Cura Italia’ per mancanza dei requisiti ivi previsti. La circolare precisa che tra i beneficiari del contributo non rientrano coloro che hanno diritto al bonus Inps (artt. 27 e 38 del decreto ‘Cura Italia’) e sono iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria. I soggetti iscritti alla gestione separata Inps sono dunque esclusi dalla fruizione del contributo a fondo perduto, indipendentemente dal possesso o meno dei requisiti per il bonus riconosciuto dall’Inps.

Associazione di promozione sociale

Gli enti non commerciali che esercitano, in via non prevalente o esclusiva, un’attività in regime di impresa, possono fruire del contributo a fondo perduto. Parimenti, possono accedervi anche i soggetti ammessi alla contabilità semplificata che determinano il reddito forfettariamente, nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche, le associazioni senza scopo di lucro, tra le quali le associazioni di promozione sociale. Al fine di determinare i ricavi per poter fruire del contributo, gli enti non commerciali devono considerare i soli ricavi con rilevanza Ires. Sono esclusi i proventi non conseguiti nell’ambio di attività commerciali, nonché le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali. Ne consegue che per la sola parte relativa all’attività commerciale, le associazioni di promozione sociale devono verificare di non aver conseguito, nel 2019, ricavi in misura superiore a 5 milioni di euro e di aver avuto una riduzione di fatturato/corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato/corrispettivi del mese di aprile 2019.

Consorzi tra imprese

I consorzi tra imprese che ribaltano sulle consorziate proventi ed oneri non possono fruire del contributo a fondo perduto in considerazione della loro peculiare natura. Le imprese che ne fanno parte, infatti, sussistendo gli ulteriori requisiti, possono accedere ai contributo a fondo perduto evitando la duplicazione del beneficio in capo ai medesimi soggetti.

Imprese che presentano un fatturato pari a zero sia in aprile 2019 che in aprile 2020

Per fruire del contributo a fondo perduto è necessario che:
-

nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto (1°gennaio 2019 – 31 dicembre 2019 per i soggetti il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare), l’ammontare dei ricavi derivanti dalla gestione caratteristica, o i compensi derivanti dall’esercizio di arti o professioni, non siano superiori a 5 milioni di euro; e che - l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Nel caso in cui il fatturato risulti pari a zero sia in aprile 2019 che in aprile 2020, anche in caso di attività stagionale, non si può considerare soddisfatto il requisito del calo del fatturato. Pertanto, tali soggetti sono esclusi dal contributo a fondo perduto.

Individuazione delle definizioni di ‘impresa in difficoltà’ ai sensi della normativa dell’Unione europea (regolamento Ue n. 651/2014)

La Commissione europea ha modificato alcune condizioni relative alle misure temporanee di aiuti di Stato che ritiene compatibili con il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alla luce della pandemia da Covid-19. La Commissione ha consentito, pertanto, di concedere gli aiuti alle microimprese o alle piccole imprese che già risultavano in difficoltà al 31 dicembre 2019 purché queste non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione.

Agenti e rappresentanti di commercio

Gli agenti e rappresentanti di commercio che producono reddito d’impresa e che sono iscritti alla gestione commercianti dell’Inps e alla Fondazione Enasarco, possono presentare domanda per i contributi a fondo perduto di cui all’art. 25 del decreto Rilancio.

Studi associati composti da professionisti iscritti alle Casse di Previdenza

Tra i fruitori del contributo a fondo perduto non figurano i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994 n. 509 e 10 febbraio 1996 n. 103. Ne consegue che, gli studi associati composti da tali soggetti, non acquisendo propria autonomia giuridica rispetto ai singoli soggetti, restano parimenti esclusi.

Società artigiane con soci professionisti

Il contributo a fondo perduto non spetta ai soggetti i cui redditi siano unicamente riconducibili allo status di lavoratore dipendente. Ne consegue che le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo che contestualmente possiedono lo status di lavoratore dipendente possono comunque fruire del contributo a fondo perduto Covid-19 in relazione alle predette attività ammesse al contributo stesso. Ciò vale anche nel caso di soci lavoratori dipendenti.

Soggetto che potrebbe beneficiare delle indennità art. 84, comma 2, decreto Rilancio (per attività professionale) e del contributo di cui all’art. 25 per l’attività d’impresa

Qualora un soggetto eserciti attività d’impresa e contestualmente rientri in una delle categorie di esclusione prevista al comma 2 dell’art. 25 del decreto Rilancio, lo stesso può comunque fruire del contributo a fondo perduto esclusivamente in relazione alle attività ammesse al contributo stesso. Per determinare la soglia dei ricavi è necessario fare riferimento alla somma di ricavi e compensi di tutte le attività esercitate ammesse al contributo. Ciò vale anche ai fini del calcolo della riduzione del fatturato. Tale esclusione si applica altresì ai soggetti che hanno diritto alle indennità di cui ai commi 5, 6 e 8 dell’art. 84 del decreto Rilancio.

Requisiti di accesso al contributo

Verifica dell’ammontare dei ricavi e della riduzione del fatturato per i distributori di carburanti

Nel quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate si chiede come vada determinata la riduzione del fatturato per i distributori di carburante e rivendita di tabacchi e beni di monopolio. L’Amministrazione finanziaria ha risposto che, a tal fine, è necessario considerare tutte le somme che costituiscono il fatturato del periodo di riferimento. Il rinvio alla nozione di ricavi determinata secondo le modalità di cui all’art. 18, comma 10, Dpr n. 600/1973, è stato operato esclusivamente ai fini della determinazione della soglia massima di ricavi/compensi per l’accesso al contributo.

Verifica della riduzione del fatturato per gli agenti e rappresentanti di commercio

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le indennità di fine mandato corrisposte all’agente di commercio, all’atto di cessazione del rapporto di agenzia, non rientrano nel calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare al fine di verificare la riduzione prevista per legge (liquidazione periodica di aprile 2019 rispetto ad aprile 2020). Ciò, in quanto riconducibili ad attività non ammesse al contributo.

Determinazione calo di fatturato settore edilizia

Ai fini della fruizione del contributo a fondo perduto è necessario che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi rispetto a quelli di aprile 2019. Il quesito sottoposto chiede come determinare tale riduzione per le imprese edili, in considerazione delle peculiari modalità operative. L’Agenzia chiarisce che al fine di verificare la riduzione di fatturato e corrispettivi, poiché nell’art. 25 del decreto Rilancio si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione dei beni o di prestazioni di servizi, dovranno essere considerate le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020). Inoltre, andranno considerate tutte le fatture attive (al netto dell’Iva) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile, nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate ad aprile. Nel caso di appalti con stato di avanzamento lavori intermedi, andranno incluse le fatture emesse ad aprile anche se relative a SAL di novembre o dicembre dell’anno precedente.

Determinazione calo di fatturato nell’ipotesi in cui l’ammontare del fatturato sia difforme dai ricavi relativi al medesimo periodo

Come determina la riduzione del fatturato un’impresa il cui ammontare di fatture attive (al netto dell’Iva) con data di effettuazione dell’operazione aprile 2019 non trovi corrispondenza con il relativo ammontare dei ricavi? L’Agenzia ha già chiarito che:

per l’individuazione della soglia massima di ricavi o compensi, per ciascuna tipologia di soggetto, va tenuto conto delle singole regole di determinazione;
• per il calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare al fine di verificare la riduzione prevista dalla legge, poiché si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione dei beni o di prestazione dei servizi, dovranno essere considerate le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di aprile 2019 rispetto ad aprile 2020 come pure tutte le fatture attive (al netto dell’Iva) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative ad operazioni effettuate ad aprile.

In considerazione di ciò, ai fini della riduzione del fatturato è necessario considerare tutte le somme che costituiscono il ‘fatturato’ del periodo di riferimento, purché le stesse rappresentino ricavi dell’impresa o compensi dell’esercizio di arti o professioni che, a causa del non perfetto allineamento tra la data di effettuazione dell’operazione di cessione dei beni o di prestazione dei servizi, sono antecedenti o successivi alla data di fatturazione.

Verifica della riduzione del fatturato

Operazioni per passaggi interni

Si chiede se ai fini della determinazione della riduzione del fatturato si debba tener conto delle operazioni interne alle imprese che operano contestualmente in più attività, con contabilità separata. Già l’Agenzia, con la circolare 15/E/2020, ha chiarito che devono essere considerate tutte le fatture attive (al netto dell’Iva) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile, nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative ad operazioni effettuate ad aprile. Ne consegue che risultano incluse anche le operazioni effettuate tra le diverse attività esercitate dai soggetti fruitori e fatturate ai sensi dell’art. 36 del Dpr n. 633/1972.

Fattura riepilogativa settore autotrasporti

Il quesito chiede se sono incluse nell’ammontare del fatturato relativo al mese di aprile 2019, le prestazioni eseguite in tale mese dagli autotrasportatori che possono emettere per ciascun committente un’unica fattura riepilogativa con cadenza trimestrale. L’Agenzia risponde che la verifica richiesta può essere eseguita con riferimento alle sole operazioni eseguite nei mesi di aprile 2019 e di aprile 2020.

Operazioni fuori campo IVA

In merito alle operazioni fuori campo Iva che i contribuenti sono soliti fatturare volontariamente la circolare chiarisce che entrano nel fatturato le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica (ossia quelle rilevanti ai fini Iva), aggiungendo gli importi di ricavi o compensi che siano stati oggetto di fattura, pur non essendone obbligatoria l’emissione. La rilevanza delle operazioni fuori campo, pertanto, viene limitata a quelle che riguardano ricavi o compensi e non in generale ad ogni somma fatturata. Occorre, pertanto, fare riferimento all’ammontare dei ricavi da individuare e riferire ai mesi di aprile 2020 e 2019, tenendo conto delle proprie regole di determinazione del reddito. Significa che qualora un soggetto abbia certificato un ricavo o un compenso attraverso una fattura, pur non essendone obbligatoria l’emissione, la stessa va comunque inclusa.

Fatture anticipate contratto fornitura di bevande

L’Agenzia delle Entrate ha già chiarito che per il calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare al fine di verificare la riduzione, poiché si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione dei beni o di prestazione dei servizi, dovranno essere considerate le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di aprile 2019 rispetto ad aprile 2020. Le somme fatturate in via anticipata, in relazione ad un contratto di fornitura di bevande stipulato in data marzo 2019, per il quale la consegna della merce è avvenuta in aprile 2019, sono da considerarsi escluse in quanto l’emissione della fattura anticipa il momento di effettuazione dell’operazione stessa limitatamente all’importo fatturato.

Subentro in contratto di affitto d’azienda

Nell’ipotesi di un subentro in un contratto di affitto d’azienda sarà necessario considerare i valori riferibili all’azienda oggetto del contratto nel periodo di riferimento, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima di ricavi o compensi sia per quanto riguarda il calcolo della riduzione del fatturato.

Imprenditori agricoli in regime agevolato di cui all’art. 34 comma 6 Dpr n. 633/1972

Si chiede come determinare la riduzione del fatturato per gli imprenditori agricoli in regime agevolato che risultano totalmente esonerati da obblighi contabili e di certificazione delle operazioni e che svolgono la propria attività ai sensi dell’art. 4 del Dlgs n. 228/2001. Per la verifica della riduzione del fatturato tali imprenditori agricoli dovranno considerare unicamente le operazioni poste in essere nei confronti di cessionari o committenti che, acquistando beni o servizi nell’esercizio di impresa, hanno emesso apposita autofattura. Pertanto, in assenza di tali tipologie di operazioni non risulta soddisfatto il requisito del calo di fatturato, con la conseguenza di non poter accedere al contributo.

Altri requisiti

Operazioni di riorganizzazione

In merito ad un’operazione di riorganizzazione aziendale perfezionata nel periodo compreso tra il 1°gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, si ritiene che occorre considerare gli effetti di tale evento, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima di ricavi o compensi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato. In caso di scissione i due requisiti andranno determinati in relazione all’ammontare dei ricavi e del fatturato direttamente riferibili al ramo d’azienda oggetto di assegnazione. Inoltre, per i soggetti costituiti nel periodo compreso tra il 1°gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, a seguito di un’operazione di conferimento d’azienda o di cessione di azienda, non trova applicazione quanto disposto nel comma 6 dell’art. 25, poiché in relazione all’azienda oggetto di riorganizzazione, sul piano sostanziale, non si è in presenza di un’attività neocostituita. Tale principio è estensibile anche alle ipotesi in cui l’azienda sia pervenuta a seguito di donazione ovvero sia oggetto di un contratto d’affitto d’azienda. Anche in tal caso, quindi, occorrerà considerare i valori riferibili all’azienda oggetto del trasferimento. Nell’ipotesi in cui, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, l’attività esercitata da una società di persone prosegua in capo all’unico socio superstite come impresa individuale la riduzione del fatturato è determinata tenendo in considerazione l’ammontare relativo al 2019 della società di persone esistente prima dell’operazione di riorganizzazione, considerato che, sul piano sostanziale, non si è in presenza di un’attività neocostituita. Ricordiamo che se il soggetto dante causa si è costituito nel periodo compreso tra il 1°gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, il soggetto avente causa dell’operazione di riorganizzazione aziendale potrà beneficiare del contributo anche in assenza del calo di fatturato. Resta fermo che i soggetti dante causa delle operazioni di riorganizzazione, ai fini dei requisiti per il contributo, non dovranno considerare gli ammontari relativi all’azienda o al ramo d’azienda oggetto di trasferimento.

Elenco comuni interessati da stati di emergenza (Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dagli eventi sismici agosto, ottobre 2016 e gennaio 2017)

Possono fruire del contributo a fondo perduto i soggetti che, anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi, ‘a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nei territori dei comuni in stato di emergenza, causa sisma, alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19’. Le Regioni interessate sono quelle di Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria. I comuni individuati dalla lista fruiscono della proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020. I soggetti il cui domicilio fiscale o la sede operativa sia nel territorio stabilito dai comuni indicati nella predetta lista possono, quindi, fruire del contributo a fondo perduto. Parliamo dei Comuni colpiti da eventi calamitosi, i cui stati di emergenza erano in atto alla data del 31 gennaio 2020. Possono fruire del contributo i soggetti che avevano il domicilio fiscale o la sede operativa nei territori dei comuni colpiti dagli eventi calamitosi, i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data del 31 gennaio 2020.

Modalità di restituzione del contributo

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che in caso di indebita percezione del contributo a fondo perduto non si applicano le sanzioni se è stata presentata una rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente del soggetto interessato. Parimenti, non saranno dovute le sanzioni anche nel caso in cui la rinuncia presentata riporti una data di protocollo anteriore alla data di accreditamento del contributo. Il soggetto che ha percepito un contributo in tutto o in parte non spettante, può regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo ed i relativi interessi utilizzando il codice tributo istituito con la risoluzione n. 37/E/2020.

Modalità di restituzione del contributo (2)

Le sanzioni previste in caso di indebita percezione del contributo a fondo perduto non trovano applicazione se viene presentata una rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente. Analogamente, non saranno dovute le sanzioni anche nel caso in cui il contribuente ha la possibilità di dimostrare che il momento in cui ha rilevato l’errore è antecedente alla ricezione della ricevuta di accoglimento dell’istanza. Tale circostanza può realizzarsi, ad esempio, nel caso in cui la data della ricevuta che attesta lo scarto della seconda istanza finalizzata a correggere l’errore commesso risulti antecedente a quella della seconda ricevuta che attesta l’accoglimento dell’istanza originaria (ossia, la prima). In tal caso il soggetto che ha percepito il contributo non spettante lo restituirà utilizzando i codici tributo indicati nella risoluzione n. 37/E/2020.

Soggetti localizzati nei comuni di Livigno e Campione d’Italia

I soggetti localizzati nei comuni di Livigno e Campione d’Italia, pur non essendo titolari di partita Iva, possono fruire del contributo a fondo perduto in presenza dei requisiti di cui all’art. 25 del decreto Rilancio.

Istanza presentata dagli eredi che proseguono l’attività per conto del soggetto deceduto

Se il soggetto richiedente il contributo è un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, l’istanza può essere presentata a partire dal 25 giugno e non oltre il 24 agosto. Per la comunicazione va utilizzato il modello AA9. Gli eredi, per mezzo di una società di fatto che è equiparabile ad una società di persone, possono fruire del contributo in esame il cui importo non è inferiore a duemila euro in quanto riconducibile a soggetti diversi dalle persone fisiche.

Soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza di cui al comma 8

Sono esclusi dal contributo a fondo perduto i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza. Non possono dunque presentare l’istanza di accesso coloro per i quali la relativa partita Iva è stata cessata. Le imprese inattive in CCIAA con partita Iva ancora attiva possono fruire del contributo in esame. Diversamente è escluso l’imprenditore che concede in affitto la propria azienda, a prescindere dalla sospensione della Partita Iva, poiché non è riconducibile ai soggetti che possono beneficiarne, non esercitando attività d’impresa.


(Vedi circolare n. 22 del 2020)

Opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi delle persone fisiche titolari di redditi da pensione di fonte estera che trasferiscono la propria residenza nel Mezzogiorno
Venerdì, 14 Agosto , 2020
Premessa

La legge di Bilancio 2019 ha introdotto un regime fiscale agevolato, a partire dal periodo di imposta 2019. Possono accedervi le persone fisiche non residenti, titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri, che decidano di trasferire la propria residenza fiscale in Italia. Le predette persone fisiche trasferendosi in alcuni Comuni delle Regioni del Sud possono avvalersi dell’imposta sostitutiva con aliquota al 7%, per i redditi prodotti all’estero, da applicarsi fino ad un massimo di dieci periodi d’imposta a partire da quello in cui il soggetto ha esercitato l’opzione. La ratio della norma è favorire gli investimenti, i consumi ed il radicamento nei Comuni del Mezzogiorno con popolazione non superiore a 20mila abitanti da parte di soggetti non residenti titolari di pensione di fonte estera, magari titolari di grandi risorse finanziarie da investire in Italia.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 21/E del 17 luglio 2020, ha fornito chiarimenti sull’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione, sull’esercizio e sugli effetti dell’opzione, sulla durata del regime agevolativo nonché sulla revoca e la cessazione degli effetti.


  Ambito soggettivo di applicazione

Possono optare per il regime di favore soggetti stranieri o italiani titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri che decidano di trasferirsi in Italia e, precisamente, in uno dei Comuni delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20mila abitanti o in uno dei Comuni con popolazione non superiore a 3mila abitanti del Centro Italia, tra quelli colpiti dai terremoti del 2016 e 2017. Il regime di favore è riservato ai soggetti destinatari di trattamenti pensionistici di ogni genere e di assegni ad essi equiparati erogati esclusivamente da soggetti esteri. Non possono avvalersene, dunque, i soggetti non residenti che percepiscono redditi erogati da un istituto di previdenza residente in Italia. Sono esclusi i titolari di redditi pensionistici percepiti a seguito di un rapporto di lavoro diverso da quello dipendente (ad esempio la pensione percepita da un ex titolare di reddito di lavoro autonomo).

Per la fruizione del beneficio è necessario l’effettivo trasferimento della persona in Italia. Il regime spetta a chi non è stato fiscalmente residente in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti al trasferimento e proviene da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa. Ad esempio, un soggetto che si è trasferito in Italia dopo il 2 luglio (1°luglio nel caso di anno bisestile) non può essere considerato fiscalmente residente per quell’anno, verificandosi i requisiti del radicamento della residenza, per un tempo inferiore alla maggior parte del periodo d’imposta. Chi, nel periodo d’imposta 2019, si è trasferito dal 3 luglio, non è considerato fiscalmente residente nel 2019 e, pertanto, non può accedere al regime di favore per quell’annualità d’imposta. Da ciò si comprende come ha rilevanza la data di iscrizione nell’Anagrafe della Popolazione Residente.

Ai fini della fruizione della misura in esame non ha alcun rilievo la nazionalità del soggetto che si trasferisce, in quanto l’accesso al regime è consentito sia a un cittadino straniero sia a un cittadino italiano, purché sia integrato il presupposto della residenza fiscale all’estero per il periodo indicato dalla norma a condizione che l’ultima residenza sia stata in un Paese con il quale sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa in ambito fiscale.

Il requisito formale dell’iscrizione nelle anagrafi della popolazione residente è soggetto a controlli accurati per contrastare eventuali trasferimenti solo ‘sulla carta’.


  Ambito oggettivo di applicazione

I pensionati esteri che esercitano l’opzione per la flat tax hanno la possibilità di assoggettare a imposizione sostitutiva, calcolata in via forfettaria, con aliquota del 7% per ciascuno dei periodi d’imposta di validità dell’opzione, i redditi prodotti all’estero. Questi si considerano prodotti all’estero sulla base di criteri reciproci a quelli previsti dall’articolo 23 del Tuir, secondo il quale un reddito è prodotto nel territorio dello Stato quando sia possibile stabilirne il collegamento con una fonte produttiva situata in Italia, sulla base di precisi parametri tipizzati dal legislatore. Restano esclusi dall’assoggettamento a imposta sostitutiva e vengono quindi tassati in base alle ordinarie disposizioni vigenti per i soggetti residenti, tutti i redditi prodotti in Italia dai soggetti che vi si siano trasferiti ed abbiano optato per il regime fiscale di favore. Tali redditi concorrono alla formazione del loro reddito complessivo e vengono sottoposti a imposizione applicando le aliquote progressive ad una base imponibile che si compone: a) dei redditi prodotti in Italia; b) dei redditi esteri non inclusi nell’opzione.  


Esercizio ed efficacia dell’opzione

I soggetti possono optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva su tutti i redditi prodotti oltre frontiera di qualunque categoria. L’opzione è valida sia se esercitata con la dichiarazione annuale presentata nei termini ordinari, sia se esercitata con la dichiarazione tardiva o integrativa/sostitutiva presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario. Peraltro, qualora il contribuente abbia versato l’imposta sostitutiva entro il termine del versamento del saldo delle imposte sui redditi e non abbia perfezionato l’opzione in sede dichiarativa, può comunque avvalersi dell’istituto della ‘remissione in bonis’ esercitando l’opzione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile. La circolare precisa che il ricorso alla remissione in bonis non è consentito laddove il contribuente abbia omesso di versare in tutto o in parte l’imposta sostitutiva relativa al primo periodo d’imposta entro il termine ordinario di esercizio dell’opzione, mancando in tal evenienza il ‘comportamento concludente’ necessario per avvalersi di tale istituto. Chi intende accedere al regime opzionale in esame, a partire dal 2019, dovrà esercitare l’opzione nella dichiarazione dei redditi da presentare nel 2020.  


Esclusione di uno o più stati esteri

L’art. 24-ter, comma 8, del Tuir prevede la facoltà di non avvalersi dell’imposta forfettaria sostitutiva per i redditi prodotti in uno o più Stati esteri. Il contribuente può dunque scegliere di assoggettare a tassazione ordinaria i redditi prodotti in determinate giurisdizioni. Tale scelta deve riguardare necessariamente tutti i redditi prodotti nel Paese o territorio oggetto di esclusione dall’opzione. Operata la scelta di esclusione dal nuovo regime di alcuni Stati, questa non è  più revocabile ma può essere modificata solo nell’ottica di ampliare il novero delle giurisdizioni nei cui confronti non sarà applicabile il regime in parola. Per i redditi prodotti nei Paesi per i quali il contribuente non ha ritenuto di esercitare l’opzione valgono le regole ordinarie di tassazione vigenti per le persone fisiche residenti in Italia, con eventuale diritto al beneficio del credito d’imposta per le imposte pagate all’estero, se spettante.  


Effetti dell’opzione

I pensionati esteri che intendono avvalersi del regime opzionale sono tenuti ad assoggettare i redditi prodotti all’estero all’imposta sostitutiva dell’Irpef, calcolata forfettariamente con aliquota del 7% per ogni anno d’imposta in cui è valida l’opzione. Il versamento dell’imposta va effettuato in un’unica soluzione entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi. L’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘1899’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef – PENSIONATI ESTERI NUOVI RESIDENTI – art. 24-ter del Tuir’ da indicare in fase di versamento. L’imposta sostitutiva esaurisce l’obbligazione tributaria dovuta in Italia sui redditi prodotti all’estero. Una tabella riporta esempi di redditi esteri che per effetto dell’opzione per il regime di cui all’art. 24-ter del Tuir, non sconteranno più la ‘ritenuta d’ingresso’ prevista per legge.  


Esonero dall’obbligo di monitoraggio, dal pagamento dell’Ivie e dell’Ivafe

Chi esercita l’opzione per il regime di favore (art. 24-ter Tuir) è esonerato dall’obbligo di monitoraggio fiscale riguardante le attività e gli investimenti esteri cui è tenuto sia il possessore diretto degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria sia il titolare effettivo degli stessi, residenti nel territorio dello Stato. Un altro beneficio indiretto dell’opzione è l’esenzione dal pagamento dell’imposta sul valore degli immobili detenuti all’estero (IVIE). L’esenzione si applica per gli immobili detenuti direttamente dai soggetti che hanno esercitato l’opzione per il regime in esame o che siano detenuti per il tramite di una società fiduciaria, nonché nei casi in cui detti beni siano formalmente intestati ad entità giuridiche che agiscono quali persone interposte mentre, in realtà, l’effettiva disponibilità degli immobili è da attribuire a persone fisiche residenti.

Parimenti i beneficiari sono esentati dal pagamento dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio (IVAFE) dovuta da soggetti residenti per le attività finanziarie detenute all’estero a titolo di proprietà o di altro diritto reale.  


Durata del regime opzionale

La legge di Bilancio 2019 aveva stabilito che gli effetti del regime di imposizione sostitutiva dei redditi prodotti all’estero cessassero trascorsi 5 anni dal primo periodo d’imposta di validità dell’opzione. Complessivamente, quindi, l’opzione aveva una validità massima di 6 anni. Il decreto Crescita ha elevato la durata dell’opzione da 6 a 10 anni e si applica nel periodo di imposta in cui il soggetto diventa fiscalmente residente in Italia e per gli ulteriori 9 periodi di imposta.  


Revoca dell’opzione

L’opzione per l’imposta sostitutiva in esame è liberamente revocabile anche prima della scadenza del regime prevista dalla norma. Chi ha esercitato l’opzione è dunque libero di revocarla in uno dei periodi d’imposta successivi a quello di scelta, comunicando tale revoca nella dichiarazione dei redditi relativa all’ultimo periodo di imposta di validità dell’opzione. La revoca è esercitata dal contribuente con le stesse modalità previste per l’esercizio dell’opzione, ovvero mediante presentazione della dichiarazione relativa all’ultimo periodo di imposta di validità dell’opzione. L’opzione è revocata quando il contribuente indica espressamente nella dichiarazione dei redditi che non intende più avvalersi del regime dell’imposta sostitutiva sui redditi esteri per le annualità successive.  


Cessazione degli effetti del regime

L’opzione per il regime di favore cessa in caso di revoca del contribuente o qualora sia stata accertata l’insussistenza dei requisiti. In questo caso l’opzione perde efficacia ex tunc. Significa che va considerata come non esercitata dal contribuente e, conseguentemente, per i redditi prodotti all’estero è dovuta l’imposta ordinaria determinata sulla base del reddito complessivo del contribuente, al netto dell’imposta sostitutiva eventualmente versata, oltre agli interessi e alle sanzioni.

Nell’ipotesi in cui i requisiti si perdono successivamente al periodo in cui l’opzione è stata legittimamente esercitata, la decadenza opererà nel periodo d’imposta successivo a quello in cui è accertato il venir meno dei requisiti.

Per effetto delle modifiche apportate dal decreto Crescita, gli effetti dell’opzione cessano anche in caso di omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva. Ma gli effetti dell’opzione non cessano nell’ipotesi in cui il versamento dell’imposta sostitutiva venga effettuato entro la data di scadenza del pagamento del saldo relativo al periodo d’imposta successivo a quello cui si riferisce l’omissione.

Pertanto, il contribuente che non abbia provveduto al pagamento, in tutto o in parte, dell’imposta sostitutiva permane nel regime, laddove provveda entro la data di scadenza del pagamento del saldo, relativo al periodo d’imposta successivo a quello in cui l’omissione è stata effettuata.  


Ipotesi di decesso del neo residente

Nel caso di decesso del contribuente che ha esercitato l’opzione per il regime di favore occorre distinguere a seconda che lo stesso sia deceduto prima o dopo il versamento dell’imposta sostitutiva. Se è deceduto prima, gli eredi, se intenzionati a mantenere il regime di tassazione sostitutiva per detta annualità, devono provvedere al versamento per conto del de cuius. Se il contribuente è deceduto dopo aver versato l’imposta sostitutiva relativamente all’annualità precedente, gli eredi potranno decidere se applicare il regime opzionale per i redditi del de cuius realizzati dal 1°gennaio alla data del decesso, provvedendo a versare la relativa imposta sostitutiva.

Per le persone decedute nel 2019 o entro il mese di febbraio 2020 la dichiarazione deve essere presentata dagli eredi nei termini ordinari. Per le persone decedute successivamente, la dichiarazione deve essere presentata entro i più ampi termini distinti in relazione alla modalità (cartacea o telematica) di presentazione della dichiarazione.  


Effetti derivanti dalla fuoriuscita dal regime

La cessazione, la revoca e la decadenza dal regime impediscono a chi aveva optato per il regime di esercitare una nuova opzione, con la conseguenza che lo stesso, finché fiscalmente residente in Italia, resterà assoggettato a imposizione ordinaria su tutti i redditi ovunque prodotti.

(Vedi circolare n. 21 del 2020)

Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Premessa

Il decreto legge Rilancio, con gli articoli 120 e 125, ha introdotto i crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (Dpi). L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E del 10 luglio 2020, ha fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli uffici periferici.  


Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (Art. 120 D.L. 34/2020)

Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro viene riconosciuto ad un’ampia platea di operatori, a fronte delle spese sostenute per gli interventi che si sono resi necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure di contenimento del Coronavirus. Beneficiari del credito di imposta sono gli operatori con attività aperte al pubblico, ad esempio bar, ristoranti, alberghi, cinema e teatri. L’art. 120 al primo comma fa riferimento ‘ai soggetti che esercitano attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore’. Rientrano tra i beneficiari, non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività in funzione del regime fiscale adottato, i soggetti in regime forfettario, i soggetti in regime di vantaggio e gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Le spese in relazione alle quali spetta il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi: quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. I primi sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del Covid-19. Vi rientrano quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative tra cui sono compresi quelli per l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di termoscanner. Sono compresi anche gli acquisti di strumenti o tecnologie che possono garantire ai lavoratori lo svolgimento dell’attività in sicurezza, pensiamo ai sistemi di videoconferenza o gli investimenti necessari per lo smart working.

L’ammontare del credito di imposta  per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60% delle spese ammissibili sostenute nel 2020 per un massimo di 80mila euro. Quindi l’ammontare del credito non può eccedere il tetto di 48mila euro. Poiché la legge fa riferimento alle spese sostenute nel 2020 sono agevolabili anche quelle avvenute nel corso dell’anno, prima del 19 maggio 2020, ossia prima dell’entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese per gli esercenti arti e professioni e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, ossia alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e degli investimenti. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria, il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e dalla data dei pagamenti. Il calcolo del credito spettante andrà effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’Iva, laddove dovuta. L’Iva indetraibile va inclusa nel costo fiscale dei beni cui commisurare il credito d’imposta.

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è utilizzabile:
  • esclusivamente in compensazione; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.
E’ bene precisare che sia l’utilizzo del credito in compensazione tramite modello F24, sia la cessione a soggetti terzi possono avvenire solo successivamente al sostenimento delle spese agevolabili. Il beneficiario o i cessionari potranno utilizzare il credito in compensazione solo a decorrere dal 1°gennaio 2021 e non oltre il 31 dicembre 2021. L’Agenzia delle Entrate provvederà, con una risoluzione, ad istituire un apposito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta tramite modello F24.  


Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione  (Art. 125 D.L. 34/2020)

Per contrastare la diffusione dell’epidemia il decreto Rilancio prevede l’assegnazione di un credito d’imposta in favore di taluni soggetti beneficiari, nella misura del 60% delle spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (Dpi) e di altri dispositivi idonei a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.  L’art. 125 del decreto estende la platea dei beneficiari agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Inoltre include tra le spese agevolabili termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti e per di più aumenta dal 50 al 60% il credito d’imposta previsto in precedenza come pure il limite massimo fruibile che da 20mila sale a 60mila euro.

L’ambito soggettivo è circoscritto ai seguenti soggetti:
  • imprenditori individuali, snc e sas;
  • enti e società indicati nell’art. 73, comma 1, lettere a) e b) del Tuir;
  • stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d) del comma 1, dell’art. 73 del Tuir;
  • persone fisiche e associazioni di cui all’art. 5, comma 3, lettera c) del Tuir che esercitano arti e professioni;
  • enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore;
  • enti religiosi civilmente riconosciuti.
La norma non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari per cui vi rientrano i soggetti in regime forfetario, quelli in regime di vantaggio, gli imprenditori e le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa. Possono fruire del credito d’imposta anche chi svolge attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

Il bonus previsto dall’articolo 125 del decreto Rilancio spetta per le spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei  lavoratori e degli utenti. Il comma 2 dell’art. 125 fa un elenco, individuando due categorie di spese:
  • quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti in cui è esercitata l’attività lavorativa o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito dell’attività;
  • quelle sostenute per l’acquisto di: mascherine, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute, calzari, prodotti detergenti e disinfettanti, termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti; barriere e pannelli protettivi (plexiglass) ivi comprese le spese di installazione.
 

Per quanto concerne le spese per le attività di sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati nell’ambito delle attività, la circolare chiarisce che l’attività di sanificazione può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi dei propri dipendenti o collaboratori, sempre nel rispetto dei Protocolli vigenti. In tal caso l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinata moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato in tale compito per le ore effettivamente impiegate. L’ammontare delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti deve, in ogni caso, essere congruo rispetto al valore di mercato per tali interventi. Le realtà che ordinariamente sostengono spese di sanificazione, pensiamo agli studi odontoiatrici o ai centri estetici, possono considerare le spese sostenute nel periodo 1°gennaio – 31 dicembre 2020 ai fini della determinazione del credito d’imposta.  

I dispositivi di protezione individuali come mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute e calzari per fruire del credito d’imposta devono essere conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. E’ necessario, pertanto, che i soggetti interessati conservino la documentazione attestante la conformità ai fini di eventuali controlli.

Considerato che la finalità del legislatore è quella di contenere l’epidemia da Coronavirus, le spese per gli acquisti dei materiali sopra elencati sono in ogni caso agevolabili anche quando usate non in ambito sanitario, sempre a patto che siano sostenute nel 2020.  

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non può superare la misura di 60mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020.  Il limite massimo di 60mila euro è riferito all’importo del credito d’imposta e non a quello delle spese ammissibili. Ne deriva che tale agevolazione spetterà nella misura del 60% delle spese ammissibili sostenute, ove l’ammontare complessivo delle stesse sia inferiore o uguale a 100mila euro. Il credito spettante sarà sempre pari al limite massimo di 60mila euro anche nel caso in cui le spese siano superiori a 100mila euro. Come già anticipato le spese devono essere sostenute nel 2020, anche antecedentemente alla data del 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese, per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, e cioè alla data dell’effettivo pagamento. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020.  

Il credito d’imposta per la sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione è utilizzabile:
  • in compensazione;
  • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
L’Agenzia delle Entrate emanerà una risoluzione per istituire un apposito codice tributo da utilizzare nel modello F24 per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta. Per l’utilizzo del credito in dichiarazione dei redditi, occorre fare riferimento alla dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale è stata sostenuta. Inoltre per utilizzare il predetto credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi è necessario che le spese risultino sostenute nel 2020. Il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale la spesa si considera sostenuta. L’eventuale credito residuo potrà essere riportato nei periodi d’imposta successivi ma non potrà essere richiesto a rimborso. Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di Dpi può essere anche ceduto e la cessione è esercitabile ‘a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021’.  


Rilevanza fiscale dei crediti d’imposta

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap. Inoltre non concorre ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e ai fini del rapporto di deducibilità dei componenti negativi.  


Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19

Il credito d’imposta previsto dall’art. 120 del decreto Rilancio è fruibile nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020, C(2020) 1863 final. Ciò non vale anche per il credito d’imposta di cui all’articolo 125 del decreto legge n. 34/2020.

(Vedi circolare n. 20 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte del cessionario del credito d’imposta di cui all’art. 65 del decreto ‘Cura Italia’ e del credito d’imposta di cui all’art. 28 del decreto Rilancio
Venerdì, 7 Agosto , 2020
L’articolo 122 del decreto Rilancio ha previsto che, fino al 31 dicembre 2021, i soggetti beneficiari dei crediti d’imposta per i canoni di locazione degli immobili rientranti nella categoria catastale C/1 e per i canoni di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo o affitto d’azienda, possano, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi crediti ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Lo scorso luglio l’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di comunicazione della cessione dei suddetti crediti d’imposta e l’utilizzo degli stessi da parte dei cessionari. Nei casi in cui i cessionari utilizzino in compensazione i crediti d’imposta è necessario che: il modello F24 sia presentato online tramite i servizi telematici delle Entrate e se l’importo del credito utilizzato in compensazione risulta superiore all’ammontare disponibile, il relativo modello F24 sarà scartato. I crediti d’imposta utilizzabili in compensazione dai cessionari sono quelli risultanti dalle comunicazioni inviate dai cedenti all’Agenzia delle Entrate. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione è necessario che il cessionario proceda all’accettazione dei crediti medesimi tramite l’apposita ‘Piattaforma cessione crediti’ disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Per consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 39/E del 13 luglio 2020, ha istituito i codici tributo ‘6930’ e ‘6931’. Il primo è denominato ‘Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’; il secondo ‘6931’ denominato ‘Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’.
(Vedi risoluzione n. 39 del 2020)

Spettacolo teatrale annullato causa Covid-19 – Rinuncia al voucher/rimborso da parte dell’avente diritto – Rilevanza come erogazione liberale – Credito di imposta Art-bonus – Spettanza
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Con la risoluzione n. 40/E del 15 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate risponde ad una Fondazione di un teatro di rilevanza nazionale che chiedeva chiarimenti in merito alle erogazioni liberali, disposte dai titolari di voucher, intenzionati a rinunciare agli stessi al fine di sostenere la Fondazione in questo periodo di gravissima emergenza causata dall’epidemia da Coronavirus. La Fondazione chiedeva se la trasformazione dei voucher in erogazioni liberali potesse beneficiare della c.d. Art-bonus. L’Art-bonus si caratterizza per un credito d’imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa a favore di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, istituzioni concertistico-orchestali ecc. Il credito d’imposta è riconosciuto anche quando le erogazioni liberali in denaro sono effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici. Il credito d’imposta, infatti, spetta per le erogazioni liberali a favore di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici e per sostegno di istituti e luoghi di cultura di appartenenza pubblica, di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, centri di produzione teatrale e di danza, istituzioni concertistico-orchestrali. Le erogazioni liberali possono essere utilizzate anche per realizzare nuove strutture, restaurare quelle esistenti e svolgere interventi di manutenzione di beni culturali pubblici. Il credito d’imposta c.d. Art-bonus è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Le persone fisiche fruiscono del credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi ed iniziano a godere della prima quota nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata effettuata l’erogazione liberale. La quota annuale non utilizzata può essere riportata nelle dichiarazioni dei periodo d’imposta successivi senza alcun limite temporale. Il credito d’imposta non spetta per le erogazioni liberali effettuate in contanti, ma solo per quelle tracciabili ovvero con versamenti bancari/postali, con carte di credito, di debito o prepagata. Inoltre, nel caso di pagamento con assegno bancario o circolare ovvero nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la prepagata non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti la modalità di pagamento utilizzata. Infine è necessario che dalla documentazione attestante il versamento sia possibile individuare il carattere di liberalità del pagamento. Il decreto ‘Cura Italia’, modificato di recente dal decreto Rilancio, ha previsto che a seguito delle sospensioni di spettacoli, eventi e manifestazioni di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, causa Covid, i titolari dei biglietti possono, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, presentare apposita istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento il quale provvede all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione. Se ne ricava che i titolari di biglietti di eventi o spettacoli cinematografico-teatrali, annullati a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, non hanno diritto alla restituzione della somma pagata per assistere allo spettacolo, ma possono presentare un’istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento. Costui provvederà all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione. In merito al caso sottoposto l’Agenzia delle Entrate conferma che la Fondazione rientra tra i soggetti destinatari delle erogazioni liberali ammesse al riconoscimento del credito d’imposta Art-bonus e ritiene che la rinuncia al voucher possa qualificarsi come erogazione liberale in denaro ammissibile all’agevolazione fiscale in oggetto. L’applicabilità dell’Art-bonus è tuttavia condizionata all’esplicito riconoscimento della causale dell’importo ricevuto a titolo di donazione, circostanza che appare assolta dall’emissione di un’apposita attestazione, nei confronti dei destinatari del voucher che vi rinuncino. Dunque, la rinuncia all’ottenimento del voucher rappresenta, in sostanza, un’erogazione liberale valida ai fini del riconoscimento del beneficio dell’Art-bonus se posta in essere nei modi descritti.
(Vedi risoluzione n. 40 del 2020)

Regime fiscale dei compensi erogati ai sostituti medici in continuità assistenziale
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Per svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale (c.d. guardia medica) è necessario l’iscrizione all’albo professionale. Tale attività è riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che il soggetto interessato è obbligato all’apertura della partita Iva e all’emissione della fattura nei confronti dell’Azienda Sanitaria, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo. E’ quanto espresso dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 41/E del 15 luglio 2020. Un contribuente chiedeva di conoscere quale fosse la misura della ritenuta d’acconto applicabile sui compensi erogati dalle Asl per lo svolgimento della sua attività professionale di guardia medica. La richiesta di chiarimenti derivava dall’incertezza su quale categoria reddituale inserire i compensi percepiti. L’Amministrazione finanziaria osserva che l’esercizio della professione medica, salvo quella effettuata nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, rientra nella previsione normativa di cui all’art. 53, comma 1, del Tuir e, pertanto, il reddito da esse rilevante si configura come reddito di lavoro autonomo. In merito all’attività di continuità assistenziale svolta da medici con incarico a tempo indeterminato, il Ministero delle Finanze, con la risoluzione 5 febbraio 1999 n. 14, ha ritenuto che gli emolumenti corrisposti dalle Asl ai predetti medici siano da qualificarsi quali redditi di lavoro dipendente e, conseguentemente, non soggetti ad Irap. La risoluzione citata non può, tuttavia, essere estesa al caso in esame. Inoltre, come sostenuto dall’istante, le guardie mediche, iscritte in un apposito albo professionale, sono sprovviste degli istituti contrattuali tipici del rapporto di lavoro dipendente, come le ferie o il Tfr. Inoltre, l’incarico assegnato ai sostituti per l’espletamento dell’attività di continuità assistenziale è a tempo determinato o provvisorio, dal momento che può cessare in ragione del rientro, anche anticipato, del medico titolare dell’incarico a tempo indeterminato. Sulla base di tali circostanze, la tipologia di rapporto che si instaura tra l’Azienda e il medico sostituto che, come detto, deve essere iscritto all’albo professionale, dal punto di vista fiscale è inquadrabile quale rapporto di lavoro autonomo. Al fine di definire correttamente la qualificazione fiscale dei compensi percepiti dal soggetto istante, il documento di prassi amministrativa fa ulteriori considerazioni in materia di Irpef e Iva. Per quanto concerne le imposte sui redditi, l’art. 53, comma 1, del Tuir definisce redditi di lavoro autonomo ‘quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lett. c) del comma 3 dell’art. 5’. Ai sensi, invece, dell’art. 67, comma 1, lettera l) del Tuir ‘ i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente’ rientrano nella categoria dei ‘redditi diversi’. Ai fini Iva, il Dpr n. 633/1972 prevede l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ‘sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni’; per esercizio di arti e professioni l’art. 5, comma 1, del medesimo Dpr ‘intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche’. Occorre, dunque, verificare, caso per caso, se sussistono i requisiti sopra indicati e, conseguentemente, se nella fattispecie in esame, il soggetto interessato sia obbligato a dichiarare i compensi fra i redditi professionali ai sensi dell’art. 53 del Tuir, nonché l’obbligo di fatturazione con Iva. In linea generale, i requisiti di professionalità e abitualità sussistono ogni qualvolta un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo. Non si realizzano, invece, solo nei casi in cui vengano posti in essere atti economici in via meramente occasionale. Come indicato nella risoluzione 19 ottobre 2015 n. 88/E, l’abitualità dell’esercizio professionale è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’albo, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente. L’iscrizione all’albo, richiesta per poter esercitare l’attività, risulta indicativa, infatti, della volontà del professionista di porre in essere una pluralità di atti coordinati e finalizzati all’esercizio della professione. Nella fattispecie in esame, considerato che l’iscrizione all’albo professionale costituisce il titolo necessario per poter svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale, l’Agenzia ritiene che tale attività sia riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che l’istante sarà obbligato ad aprire la partita Iva e ad emettere fattura nei confronti della Asl, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo. La risoluzione ricorda che il contribuente, qualora ricorrano le condizioni richieste, potrà fruire del regime forfetario che prevede l’applicazione di una imposta unica sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap, ed esclude la rivalsa dell’Iva nei confronti dei committenti.
(Vedi risoluzione n. 41 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili – Decisione della Commissione europea C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015
Venerdì, 7 Agosto , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 42/E del 16 luglio 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione Europea con la decisione C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015. I codici tributo, da utilizzare nei modelli di pagamento ‘F24’ e ‘F24 Enti pubblici’ sono: ‘5061’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 – CAPITALE’ e ‘5062’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 –INTERESSI’. Qualora il contribuente volesse utilizzare in compensazione i crediti verso la pubblica amministrazione italiana, dovrà utilizzare l’apposito modello ‘F24 crediti PP.AA.’ indicando: gli importi da versare, utilizzando i codici tributo sopra riportati; gli estremi identificativi della certificazione del credito e l’importo del credito compensato.
(Vedi risoluzione n. 42 del 2020)

Primi chiarimenti ai fini della fruizione del credito d’imposta vacanze
Venerdì, 24 Luglio , 2020

Premessa

Al fine di sostenere le strutture ricettive nazionali così fortemente colpite dal Coronavirus l’articolo 176 del decreto Rilancio ha previsto un bonus vacanze utilizzabile dal 1°luglio al 31 dicembre 2020. Ne hanno diritto i nuclei familiari con un Isee non superiore a 40mila euro. Il bonus servirà per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale da alberghi, agriturismo e bed & breakfast. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E del 3 luglio 2020, ha fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli uffici.

Ambito soggettivo di applicazione: soggetti ammessi

Il credito d’imposta Vacanze è utilizzabile da un solo componente per nucleo familiare. Il nucleo avrà quindi diritto al credito una sola volta, sulla base della propria composizione, indipendentemente dal numero dei componenti del nucleo stesso. Ciò significa che se nel nucleo familiare sono presenti tre persone, un solo componente avrà diritto al credito d’imposta Vacanze. Le strutture ricettive italiane presso le quali è possibile utilizzare il bonus sono alberghi, hotel, pensioni, agriturismi, bed & breakfast, residence, rifugi di montagna, villaggi turistici, affittacamere, ostelli della gioventù, colonie marine e montane, case, appartamenti e bungalow per vacanze. Il fornitore del servizio turistico deve essere un’impresa turistico ricettiva, un agriturismo o un bed & breakfast in possesso dei titoli previsti per l’esercizio dell’attività turistico ricettiva. Sono inclusi tra i soggetti erogatori anche coloro che svolgono un’attività alberghiera o agrituristica stagionale.

Ambito oggettivo di applicazione

Il Credito d’imposta Vacanze è utilizzabile per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale da parte di imprese turistiche e ricettive nel periodo 1°luglio – 31 dicembre 2020. Si precisa che tale Credito d’imposta spetta in relazione ad un unico soggiorno e deve essere utilizzato per il pagamento del servizio effettuato dalla struttura turistica ricettiva.

Requisiti per ottenere il beneficio e modalità di accesso all’agevolazione

Il bonus vacanze è fruibile, sotto forma di sconto, in misura pari all’80% dell’importo massimo spettante per il pagamento del soggiorno e per la restante quota del 20%, sotto forma di detrazione dall’imposta lorda, in sede di dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2020. Per ottenere il beneficio è necessario il rispetto delle seguenti condizioni:

- il bonus deve essere utilizzato in unica soluzione in relazione ai servizi resi da un singolo fornitore del servizio;

- il totale del corrispettivo deve risultare da fattura elettronica o documento commerciale;

- il pagamento del servizio deve essere corrisposto senza l’ausilio o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator.

Per i soggetti che non sono tenuti ad emettere fattura elettronica, si considera valida l’emissione di fattura, di scontrino o ricevuta fiscale. Ne consegue che anche i forfettari possono applicare lo sconto in commento.

E’ bene ricordare che il Credito d’imposta Vacanze deve essere utilizzato in un’unica soluzione e che non può essere utilizzato sulle prestazioni di più fornitori, ad eccezione di quelle per servizi accessori indicati nella medesima fattura dall’unico fornitore. Ad esempio i costi per la fruizione dei servizi balneari indicati nella fattura della struttura alberghiera.

La fattura, il documento commerciale, lo scontrino o la ricevuta devono riportare il codice fiscale del componente del nucleo che intende fruire dell’agevolazione.

Il Credito d’imposta Vacanze è fruibile esclusivamente tramite l’utilizzo del codice univoco (o del relativo QR code) rilasciato in fase di accoglimento della richiesta di accesso all’agevolazione. In particolare la circolare precisa che la richiesta di accesso all’agevolazione può essere effettuata da uno qualunque dei componenti del nucleo familiare, in possesso dell’identità SPID o della Carta di identità elettronica (CIE), accedendo all’applicazione denominata IO, resa disponibile da PagoPA Spa che verifica la sussistenza dei requisiti e comunica al richiedente l’esito del riscontro. Se quest’ultimo è positivo viene comunicato al richiedente anche l’importo massimo dell’agevolazione spettante al suo nucleo familiare, con separata indicazione dello sconto e della detrazione fruibile. L’applicazione genera, inoltre, un codice univoco e un QR-code che potranno essere utilizzati, alternativamente, per la fruizione dello sconto.

Il codice univoco (o il relativo QR-code) può essere utilizzato anche nel caso in cui il pagamento venga effettuato con l’ausilio o l’intermediazione di agenzie di viaggio o tour operator. Si ricorda che l’importo dell’agevolazione non può essere oggetto di rimborso nell’ipotesi di mancata fruizione del servizio turistico.

Misura del credito

La misura del Credito d’imposta Vacanze varia a seconda della composizione del nucleo familiare. La cifra massima ammonta a 500 euro per i nuclei composti da tre o più persone. Scende a 300 euro per i nuclei di due persone e a 150 euro per i nuclei familiari composti da un solo soggetto. Abbiamo già detto che il bonus è fruibile nella misura dell’80% sotto forma di sconto sul dovuto e del 20% come detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Il Credito d’imposta Vacanze non può eccedere il corrispettivo dovuto per la fornitura del servizio turistico alberghiero: se un nucleo di 3 persone, per un soggiorno di due notti, sostiene un costo di 400 euro, il credito a cui ha diritto è pari alla spesa sostenuta (400 euro, di cui 320 da utilizzare come sconto e 80 euro da portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi) e non al credito massimo spettante (500 euro). Se, invece, per lo stesso soggiorno il nucleo sostiene un costo di 600 euro, il credito a cui ha diritto è pari a 500 euro (400 euro sotto forma di sconto e 100 euro in detrazione nella dichiarazione dei redditi).

Al momento del pagamento a favore del fornitore del servizio quest’ultimo acquisisce il codice univoco (o il QR-code) e lo inserisce, con il codice fiscale dell’intestatario del documento di spesa e unitamente all’importo del corrispettivo dovuto, nella procedura web dell’Agenzia delle Entrate. Al momento del pagamento sempre il fornitore del servizio dovrà indicare nella fattura, scontrino o ricevuta fiscale il prezzo di vendita comprensivo dello sconto e dell’Iva applicata sull’intero ammontare e l’importo dello sconto applicato.

Il contribuente intestatario della fattura potrà far valere il diritto alla detrazione del 20% nella dichiarazione dei redditi anche se il fornitore del servizio non accorda lo sconto in fattura, a condizione che la fattura, scontrino o ricevuta fiscale sia intestata al soggetto che intende fruire della detrazione.

Modalità di rimborso dello sconto al fornitore

Il rimborso dello sconto al fornitore avviene sotto forma di credito d’imposta che è utilizzabile esclusivamente in compensazione oppure può essere ceduto a terzi o ad istituti di credito. Il recupero dello sconto avviene mediante un credito d’imposta di pari importo fruibile in compensazione attraverso i servizi telematici delle Entrate, a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla conferma dell’applicazione dello sconto.

In alternativa all’utilizzo in compensazione, il credito d’imposta può essere ceduto a terzi, anche parzialmente, o ad istituti di credito, comunicando la cessione attraverso la piattaforma web delle Entrate.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, tramite modello F24, è possibile utilizzare il codice tributo ‘6915’ denominato ‘Bonus Vacanze – recupero dello sconto praticato da imprese turistico-ricettive, agriturismi, e bed & breakfast e del credito ceduto – art. 176 del dl n. 34/2020’.

Cessione del credito e poteri di controllo dell’amministrazione

Qualora si accerti che il credito sia stato utilizzato senza il soddisfacimento di tutte le condizioni previste, il fornitore dei servizi e i cessionari risponderanno solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in misura eccedente rispetto allo sconto applicato. L’Agenzia delle Entrate provvederà al recupero dell’importo corrispondente, maggiorato di interessi e sanzioni.

(Vedi circolare n. 18 del 2020)

Regime fiscale dei Premi di risultato – Ulteriori chiarimenti
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la risoluzione n. 36/E del 26 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce precisazioni in merito al regime fiscale applicabile al premio di risultato introdotto dal legislatore con la Legge di Stabilità 2016. La risoluzione torna, in realtà, su un tema già trattato nell’interpello 456 del 31 ottobre 2019 relativo al premio di risultato per l’anno 2018, erogato in esecuzione di un contratto integrativo stipulato a giugno dello stesso anno. Qui le Entrate avevano ribadito che i criteri di misurazione utili alla determinazione del regime fiscale agevolato stabiliti dall’accordo sindacale devono essere determinati sempre con ragionevole anticipo rispetto a una produttività futura non certa o determinabile in parte sostanziale al momento della sigla dell’accordo. Alla luce di tale premessa, nel caso specifico, l’Agenzia, visto che l’accordo era stato stipulato a giugno, aveva stabilito che la misura dell’imposta al 10% poteva essere applicata solo nella misura del 50% del premio di risultato. Giova ricordare che la misura reintrodotta dal 2016 prevede un sistema di tassazione agevolata consistente nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef nella misura pari al 10% per i premi di risultato erogati a dipendenti del settore privato. Rispetto al passato, il beneficio fiscale non è più riservato alla c.d. ‘retribuzione di produttività’ ma ai soli premi di risultato ‘di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti’. Sono pertanto escluse dall’imposta sostitutiva voci come le maggiorazioni di retribuzione o gli straordinari corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro. Caratteristica dei premi di risultato è la variabilità delle somme che non deve essere intesa come gradualità dell’erogazione in base al raggiungimento dell’obiettivo definito nell’accordo aziendale o territoriale, ma quale aspetto futuro e incerto connesso all’erogazione del premio, condizionata dal raggiungimento dell’obiettivo. La funzione incentivante della norma fa sì che il regime fiscale di favore possa applicarsi una volta raggiunti gli obiettivi incrementali previsti e comunque sempre successivamente alla stipula del contratto. Da ciò deriva che la data di stipulazione del contratto aziendale o territoriale non determina automaticamente la riduzione dell’importo agevolabile sotto il profilo fiscale del premio di risultato. La risoluzione fa un esempio di un contratto aziendale sottoscritto il 28 marzo 2019 che prevede un premio di risultato annuale di 1.200 euro. In tal caso è applicabile il regime fiscale agevolato per l’intero importo del premio di risultato (1.200 euro), a nulla rilevando la circostanza che il contratto aziendale sia sottoscritto dopo l’inizio del periodo congruo, nell’esempio, a marzo 2019, in cui osservare l’incremento degli obiettivi di produttività. Ad analoghe conclusioni non si perviene qualora un contratto aziendale sottoscritto a febbraio 2019 non risponda ai requisiti richiesti dalle norme in esame e venga successivamente modificato con un contratto integrativo. Qualora nel contratto aziendale/territoriale sia specificato che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale risulti, anche per circostanze eccezionali, incerto e non garantito alla data della sua sottoscrizione, si ritiene che l’azienda possa corrispondere il premio di risultato stabilito nel contratto a nulla rilevando, anche qui, la data di sottoscrizione.
(Vedi risoluzione n. 36 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per la restituzione spontanea dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio
Venerdì, 24 Luglio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 37/E del 26 giugno 2020, ha istituito i codici tributo per la restituzione spontanea, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ del contributo a fondo perduto non spettante previsto dall’articolo 25 del decreto Rilancio a favore di soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita Iva. I codici tributo sono tre: ‘8077’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – CAPITALE – art. 25 dl n. 34/2020’; ‘8078’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – INTERESSI – art. 25 dl n. 34/2020’; ‘8079’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – SANZIONE – art. 25 dl n. 34/2020’.
(Vedi risoluzione n. 37 del 2020)

Detrazione per l’acquisto di case antisismiche ubicate in zone classificate a rischio sismico 2 e 3. Integrazione del titolo abilitativo con la prevista asseverazione
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la risoluzione n. 38/E del 3 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla possibilità di beneficiare del bonus antisismico anche in assenza dell’asseverazione della classe di rischio dell’edificio. Nel caso prospettato il soggetto istante faceva presente di essere in possesso di tutte le condizioni sostanziali previste dalla normativa ad eccezione della suddetta asseverazione. In sostanza chiedeva se potesse beneficiare della detrazione di cui all’articolo 16 comma 1-septies, del decreto legge n. 63 del 2013, anche a seguito della redazione e presentazione del documento di asseverazione della classe di rischio dell’edificio in un momento successivo rispetto alla richiesta del titolo abilitativo. Il comma 1-septies dell’art. 16 del decreto legge 4 giugno 2013 n. 63 che rientra nel contesto delle disposizioni normative che disciplinano il ‘sisma bonus’ è stato modificato dall’art.8 del decreto Rilancio che ne ha esteso l’ambito applicativo anche agli immobili ubicati in zona sismica 2 e 3. In merito alla redazione e presentazione dell’asseverazione posteriormente al rilascio del permesso a costruire da parte del Comune, l’Agenzia osserva che con il decreto n. 58/2017 del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti sono state definite le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, nonché le modalità di attestazione, da parte dei professionisti, dell’efficacia degli interventi realizzati. Al fine di fruire delle maggiori detrazioni correlate agli interventi contemplati dalla norma è necessaria l’osservanza delle prescrizioni stabilite. Nella circolare n. 13/E/2019 è stato precisato che un’asseverazione tardiva, in quanto non conforme alle disposizioni, non consente l’accesso alla detrazione. Tuttavia, nel caso di specie, il Consiglio superiore dei lavori pubblici si è espresso a favore della disposizione agevolativa, indipendentemente dall’effettuazione degli adempimenti ordinariamente previsti ai fini dell’ottenimento del sismabonus. Dunque, anche gli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3 hanno diritto alla detrazione di cui al citato comma 1-septies nel caso in cui le procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1°gennaio 2017 ma prima del 1°maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo. Nel caso analizzato l’Agenzia precisa che ai fini della detrazione è necessario che la predetta asseverazione sia presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito dell’immobile oggetto degli interventi di riduzione del rischio sismico.
(Vedi risoluzione n. 38 del 2020)

Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2019: deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la circolare n. 19/E dell’8 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate aggiorna la Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche per Caf, professionisti, uffici finanziari e contribuenti. Il documento tiene conto delle novità normative e interpretative intervenute relativamente all’anno d’imposta 2019 lasciandone inalterato l’impianto generale, al fine di consentirne una più agevole consultazione. Tali novità riguardano le compensazioni, le spese sanitarie, istruzione e alcune nuove detrazioni fruibili per spese per la realizzazione di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici e per la ‘pace contributiva’. Per quest’ultima la detrazione è pari al 50% della spesa sostenuta e spetta sull’ammontare effettivamente versato nel corso dell’anno e va ripartita in cinque quote annuali di pari importo. Viene confermata l’esposizione argomentativa che segue l’ordine dei quadri relativi al modello 730/2020 e che consente, pertanto, di individuare rapidamente i chiarimenti di interesse. Tale modalità di consultazione non è utile soltanto a Caf e professionisti, ma anche ai singoli contribuenti per risolvere dubbi interpretativi. In caso di 730 presentato a un Caf o a un professionista abilitato, non è necessario richiedere uno specifico visto di conformità anche se il credito da scomputare supera i 5mila euro. Inoltre, dal 2019, non sono più detraibili le spese per l’acquisto di alimenti a fini medici speciali, inseriti nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7 del decreto del ministero della Sanità 8 giugno 2001. Sulle spese sanitarie è previsto un paragrafo relativo a patologie esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica. Detraibili al 19% le spese di istruzione il cui tetto massimo, per quest’anno, ammonta a 800 euro per studente. La circolare richiama i documenti di prassi ancora attuali e fornisce nuovi chiarimenti non solo alla luce delle modifiche normative intervenute, ma anche delle risposte ai quesiti posti dai contribuenti in sede di interpello o dai Caf e dai professionisti abilitati. Il maxi-documento di prassi amministrativa contiene, inoltre, l’elencazione dei carteggi, comprese le dichiarazioni sostitutive, che i contribuenti devono esibire e che il Caf o il professionista abilitato deve verificare al fine dell’apposizione del visto di conformità e conservare. In merito agli oneri documentali, nel 2019 è stato introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica ma, nonostante questo, non viene meno per il contribuente il dovere di conservare la fattura cartacea. Così, oltre alla documentazione relativa alle spese detratte, il contribuente sarà tenuto a conservare la fattura cartacea consegnata dall’emittente e verificare che la copia cartacea e la fattura elettronica coincidano. Le novità prevedono, in caso di visto di conformità infedele su una dichiarazione modello 730, il pagamento di un importo pari al 30% della maggiore imposta riscontrata da parte del responsabile dell’assistenza fiscale e, in solido con quest’ultimo, del Caf. In sede di controllo documentale l’Agenzia delle Entrate potrà richiedere la prova del pagamento e potrà verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi per fruire delle diverse agevolazioni fiscali. A tal fine si allega un elenco esemplificativo delle dichiarazioni che possono essere rese dal contribuente per attestare le condizioni soggettive rilevanti ai fini del riconoscimento di oneri deducibili, detraibili o crediti d’imposta, la cui falsità comporta responsabilità penali.
(Vedi circolare n. 19 del 2020)

Obbligo di invito al contraddittorio – Decreto Rilancio – Chiarimenti
Venerdì, 17 Luglio , 2020
Premessa

Il decreto legge Rilancio ha introdotto l’obbligo di invito al contraddittorio nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione. Inoltre ha disposto una proroga automatica di 120 giorni del termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo qualora, tra la data di comparizione indicata nell’invito e quella di decadenza dell’Amministrazione finanziaria dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni, in deroga al termine ordinario di legge. Nei confronti del contribuente al quale è stato notificato un avviso di accertamento è stata poi disposta la preclusione della possibilità di presentare l’istanza con la quale chiedere all’ufficio la formulazione di una proposta di accertamento con adesione, qualora l’avviso notificato sia stato preceduto da un invito al contraddittorio obbligatorio. In  alcune ipotesi specificatamente previste, infatti, la legge stabilisce l’obbligo di notificare al contribuente un invito per l’avvio del procedimento di accertamento con adesione. Tale notifica deve avvenire prima dell’emissione di un avviso di accertamento ai fini delle imposte dirette e dell’Iva. L’obbligo dell’avvio del procedimento di accertamento con adesione trova applicazione per gli avvisi emessi a partire dal 1°luglio 2020.

Negli anni non sono mancate le istruzioni agli uffici periferici delle Entrate per assicurare ai contribuenti momenti di confronto preventivi rispetto ad eventuali pretese impositive. L’obbligo del contraddittorio va visto anche in funzione preventiva, ossia per evitare il contenzioso. Nell’accertamento con adesione, infatti, l’ufficio valuta gli elementi forniti dal contribuente per determinare la pretesa tributaria. Il confronto anticipato con il contribuente assume un ruolo centrale nell’assicurare la corretta pretesa erariale e nello spingere il contribuente verso la compliance. A tale scopo gli uffici sono invitati ad attivare il contraddittorio preventivo anche laddove lo stesso non è obbligatorio. Il contribuente, da parte sua, è libero di partecipare o meno al procedimento in quanto l’obbligo sussiste unicamente in capo all’Amministrazione che è tenuta a convocare il contribuente per fornire chiarimenti o esibire documenti.  Come sopra espresso il contribuente non è obbligato a partecipare al procedimento, pertanto, la mancata risposta all’invito dell’ufficio non è sanzionabile. All’ufficio resta, ovviamente, la possibilità di procedere alla notifica degli avvisi di accertamento sulla base delle informazioni in suo possesso. In caso di mancata adesione l’avviso di accertamento deve essere specificamente motivato e deve tenere conti dei documenti prodotti dal contribuente.

Ambito applicativo
L’invito al contraddittorio obbligatorio è applicabile esclusivamente per la definizione degli accertamenti in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali, ritenute, imposte sostitutive, Irap, Ivie, Ivafe e Iva. L’introduzione del nuovo istituto obbliga gli uffici a verificare in fase di istruttoria se, per lo specifico procedimento accertativo, sussista l’obbligo di avviare l’iter dell’adesione tramite invito al contraddittorio.  In merito l’invito, ancorché obbligatorio, mantiene le ordinarie finalità, propedeutiche all’instaurazione del contraddittorio per la definizione dell’accertamento. La mancata attivazione del contraddittorio comporta l’invalidità dell’atto impositivo ‘qualora, a seguito di impugnazione, il contribuente dimostri, in concreto, le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato’, salvo i casi di particolare urgenza o di fondato pericolo per la riscossione e quelli di ‘partecipazione del contribuente prima dell’emissione di un avviso di accertamento’.  In questi ultimi casi l’invalidità dell’avviso di accertamento, emesso senza aver prima invitato il contribuente al contraddittorio obbligatorio, è rimessa alla valutazione del giudice ordinario al quale spetta il compito di stabilire se l’osservanza di tale obbligo avesse potuto produrre un diverso risultato. Parliamo della c.d. ‘prova di resistenza’ in base alla quale il contribuente deve fornire la prova che l’omissione del contraddittorio gli ha impedito di far emergere elementi ‘non puramente fittizi’ che avrebbero potuto indurre l’ufficio a valutare diversamente gli atti in suo possesso.

Esclusione dall’applicazione dell’istituto
L’obbligo di avvio del procedimento di adesione su iniziativa dell’ufficio è escluso nei ‘casi in cui sia stata rilasciata copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo’.  Significa che in presenza di un processo verbale ‘di chiusura delle operazioni’ redatto da parte degli organi di  controllo, l’ufficio non è tenuto ad avviare il procedimento con adesione. Seppur non obbligatorio per legge, è opportuno che l’ufficio attivi il contraddittorio anche nei casi di attività accertativa correlata agli esiti di un processo verbale di ‘chiusura delle operazioni’, al fine di addivenire quanto più possibile alla corretta individuazione della pretesa tributaria.

L’applicazione del nuovo istituto dell’invito obbligatorio è esclusa nel caso in cui l’ufficio procede all’emissione di avvisi di accertamento o di rettifica parziale.

L’accertamento parziale consente all’ufficio di determinare la pretesa tributaria, senza pregiudizio per l’eventuale ulteriore azione accertatrice, in deroga al principio di unicità dell’accertamento tributario statuito. Ai fini Iva è prevista l’esclusione dell’invito obbligatorio solo con riferimento agli accertamenti parziali basati su elementi ‘certi e diretti’.
Ai fini delle imposte dirette gli uffici sono invitati ad attivare preventivamente il contraddittorio con il contribuente nei casi di determinazione della pretesa basati su elementi presuntivi. Pertanto, solo in casi di particolare urgenza o di fondato pericolo per la riscossione l’ufficio è legittimato ad emettere l’avviso di accertamento o rettifica senza rispettare l’obbligo di invito al contraddittorio. L’obbligo di notifica dell’invito al contraddittorio è inoltre escluso negli altri casi di ‘partecipazione del contribuente prima dell’emissione di un avviso di accertamento’.

Obbligo di ‘motivazione rafforzata’
Nel caso di mancata adesione, l’avviso di accertamento emesso dall’ufficio deve essere specificatamente motivato con riferimento ‘ai chiarimenti forniti e ai documenti prodotti dal contribuente’. L’esito del contraddittorio con il contribuente costituisce quindi parte della motivazione dell’accertamento: non basta per gli uffici valutare gli elementi forniti dal contribuente, dovranno invece argomentare le ragioni del relativo mancato accoglimento. L’onere motivazionale degli uffici investe anche i chiarimenti forniti dal contribuente come le sue giustificazioni. Gli uffici, come chiede la norma, sono invitati a dare conto della fondatezza o meno di quanto chiarito e prodotto dal contribuente in sede di contraddittorio anche nelle ipotesi di invito attivato facoltativamente.

Proroga dei termini
Qualora tra la data di comparizione, indicata nell’invito notificato al contribuente dall’ufficio, e quella di decadenza dell’attività di controllo intercorrono meno di 90 giorni, il termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo è automaticamente prorogato di 120 giorni. Tale proroga non si applica solo ai casi in cui l’ufficio è obbligato ad avviare l’iter dell’accertamento, ma anche a tutte le ipotesi in cui l’ufficio abbia ritenuto opportuno avviarlo facoltativamente, in base agli elementi a sua disposizione.
I presupposti di operatività della proroga sono la notifica di un invito a comparire per la definizione dell’accertamento e la circostanza che tra la data di comparizione indicata nell’invito e quella di decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni, prescindendo dalla circostanza in base alla quale vi sia o meno un obbligo per l’ufficio di avviare l’iter dell’adesione.

Avviso di accertamento preceduto da invito
Il procedimento con adesione può essere attivato anche su istanza del contribuente a seguito della notifica di un avviso di accertamento, soltanto nel caso in cui quest’ultimo non sia stato preceduto da un invito a comparire per il contraddittorio con l’ufficio. Tale preclusione, già prevista per l’invito attivato dagli uffici in via facoltativa, è stata estesa anche all’avviso di accertamento preceduto dall’invito al contraddittorio obbligatorio.

Entrata in vigore
La nuova disciplina trova applicazione dal 1°luglio 2020. Pertanto, a partire da tale data, prima di emettere un avviso di accertamento, se la fattispecie accertativa rientra nelle ipotesi in cui è applicabile il contraddittorio obbligatorio, gli uffici devono aver assicurato al contribuente la possibilità di confrontarsi in contraddittorio tramite l’invito a comparire. Ovviamente la data in cui il contribuente ha ricevuto l’invito a comparire può essere anche antecedente al 1°luglio 2020 in quanto gli effetti invalidanti si realizzano con riferimento agli atti emessi a partire da tale data.

(Vedi circolare n. 17 del 2020)

| copyright Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Enna | codice fiscale: 91036620861 | site by metaping | admin |